Calano il fatturato e gli ordinativi: cosa vuol dire?

Industria
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Il Pd commenta: “Trarre conclusioni generali sulla base di un solo risultato mensile ha poco a che fare con il rigore dell’analisi economica e molto con la propaganda strumentale”

Brusca frenata dell’industria a marzo. Il fatturato mostra la peggiore performance dall’estate del 2013 su base tendenziale con una contrazione del 3,6%, gli ordinativi invece su base tendenziale evidenziano un modesto +0,1%. 

Cerchiamo di capire meglio di che cosa stiamo parlando e che cosa vogliono dire questi dati.

 

Chi effettua la rilevazione?

E’ l’Istat che realizza l’indagine mensile coinvolgendo circa 8.000 imprese attive nei settori delle attività estrattive e manifatturiere. Sono escluse le industrie dell’energia elettrica e del gas.

La rilevazione viene effettuata seguendo criteri e metodologie comuni a tutti i Paesi membri dell’Unione Europea con l’obiettivo di calcolare la variazione nel tempo degli indicatori dell’attività industriale garantendo coerenza e comparabilità dei dati.

Che cosa misura?

L’indice del fatturato dell’industria misura l’andamento nel tempo dell’ammontare delle vendite delle imprese estrattive e manifatturiere. L’indice degli ordinativi coglie invece la variazione delle commesse che le imprese ricevono dai clienti. Questo secondo indicatore si basa, quindi, sulle informazioni fornite solo da una parte delle imprese, quelle che lavorano su commessa e che sono dislocate sia sul territorio nazionale che estero.

Come sono i dati sugli ordinativi dell’industria italiana?

Per la prima volta da agosto 2013 c’è un significativo calo del fatturato: del 4,4% sul mercato interno e del 2,2% su quello estero. I settori in cui i dati sono più positivi riguardano l’energia (+3,2%) e la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (+6,5%) mentre risultano in calo i beni strumentali, i beni intermedi (-2,5% per entrambi), i beni di consumo (-0,6%) ma anche la fabbricazione di coke (carbone) e  dei prodotti petroliferi raffinati (-22,4%). Secondo l’Istat il crollo è stato trainato soprattutto dal settore degli autoveicoli che ha segnato un calo del 6,5% rispetto all’anno precedente, prima battuta d’arresto da dicembre 2013.

Per quanto riguarda gli ordinativi invece, si registra un lieve aumento su base annua (+0,1%). L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+30,7%), mentre la flessione maggiore si osserva nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-13,2%).

Il commento del Pd

Silvia Fregolent, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, commenta i dati Istat:”Gli attacchi delle opposizioni al governo sui dati relativi all’industria sono del tutto pretestuosi. Trarre conclusioni generali sulla base di un solo risultato mensile ha poco a che fare con il rigore dell’analisi economica e molto con la propaganda strumentale“.”L’odierno report dell’istituto di statistica – spiega – va infatti in controtendenza rispetto agli altri indicatori economici, i quali parlano in modo inequivocabile di un crescita che va consolidandosi. Secondo la stessa Istat, i dati più recenti relativi al Pil, all’occupazione, alla produzione sono tutti tasselli che compongono un contesto economico espansivo”. “Le grida di allarme di chi si è affrettato a estrapolare il dato sull’industria e, ‘dimenticandosi’ degli altri indicatori, ci si è attaccato per dipingere scenari catastrofici, vanno prese per quello che sono: schermaglie strumentali da campagna elettorale”, conclude Fregolent.

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