Buoni e Nido, il piano per famiglie e minori

Welfare
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Nella legge di stabilità pronte una serie di misure. I servizi per l’infanzia saranno rafforzati, specie al Sud, sperimentando nuove forme di nido. Via alle consulenze per le separazioni

Se in Italia la povertà pare essersi fermata, andando a leggere la composizione sociale e anagrafica ci sono ancora numeri da spavento. Sono quelli che riguardano i minori. Lo certifica l’ultimo rapporto dell’Istat: 1 milione e 434mila sono i bambini e adolescenti, pari al 10% della popolazione, che vivono in una condizione di povertà assoluta. Il governo ha deciso di affrontare questa emergenza già dalla prossima legge di stabilità con un obiettivo molto ambizioso: rinnovare il sistema di welfare attuale del nostro paese per destinare più risorse all’infanzia e all’adolescenza.

Si tratta di un tema assolutamente trasversale a tutti gli interventi di spesa sociale in Italia. Si va naturalmente dal capitolo scuola e formazione ad altri meno immediati come la salute e la famiglia con gli innumerevoli servizi che hanno come riferimento il nucleo familiare. Senza dimenticare l’immigrazione, sulla bocca di tutti in questi giorni. Non si parte certo da zero. Già nella scorsa legge di stabilità e nelle varie riforme già portate a casa e implementate dal governo si sono portati a termine interventi significativi in tema di infanzia e adolescenza.

Ad esempio nella “Buona scuola” sono stati previsti «Buoni per nuclei familiari numerosi e indigenti», mentre ben 112 milioni saranno a disposizione di “Interventi a favore della famiglia” nel 2015 di cui 100 espressamente destinati al «rilancio del piano per lo sviluppo del sistema del sistema territoriale dei servizi socioeducativi per la prima infanzia», per chiudere infine con 5 milioni di incremento del Fondo per le politiche della famiglia specificamente per favorire le adozioni internazionali.

Del resto lo stesso Matteo Renzi premier ripete sottovoce dieci parole che spiegano più di tanti titoli: «Abbiamo il dovere di sostenere il peso economico della procreazione». Ancor più esplicito il sottosegretario all’Economia Enrico Morando: «Il governo sta ragionando su un intervento per le situazioni di povertà assoluta nelle famiglie che hanno figli a carico. Quei bambini sono gli esclusi di domani, sono loro la nostra priorità».

Gli interventi non sono ancora stati decisi con precisione. Uno spartito esiste però. Si tratta del piano messo a punto da Vanna Iori, deputata reggiana del Pd e responsabile nazionale del partito per l’infanzia e l’adolescenza che ha per titolo «I figli della crisi e il diritto al futuro». «Come partito abbiamo deciso di partire incontrando le principali realtà associative laiche e cattoliche sul territorio. In tre incontri abbiamo discusso con Save the children, la Fondazione Zancan, Arci ragazzi, Istituto Don Bosco. Con loro abbiamo costruito un progetto con una serie di interventi e linee di progettualità definite che poi abbiamo discusso con i ministri Boschi e Poletti». spiega Vanna Iori.

Il punto di partenza è la lotta alla povertà investendo un sviluppo sociale. Le tre priorità individuate dal piano sono altrettanto trasversali. «La prima è certamente la povertà educativa: serve una rete di interventi per rafforzare i servizi all’infanzia: per quanto riguarda l’età prescolastica per raggiungere l’obiettivo europeo del 33 per cento di copertura degli asili per il 2020 servono, soprattutto al Sud, micro-nidi, nidi part time e Tagesmutter. In più – continua Iori – servono centri famiglia per diffondere i modelli positivi già esistenti come quelli di sicurezza stradale nel percorso casa-scuola, di cui c’è gran bisogno al Nord, o i servizi di consulenza per separazioni a difesa dei figli».

Quest’ultimo esempio si lega al secondo fronte di priorità: la «genitorialità». «Servono soprattutto nuovi servizi di preparazione e accompagnamento alle coppie che stanno per avere figli». L’ultima priorità riguarda l’aspetto salute: specie in tema di nutrizione a partire dalla lotta all’obesità». L’idea di fondo è quella «di tornare a fornire servizi». Ad oggi l’assistenza sociale comporta una spesa che al 90 per cento va in benefit monetari (a partire dall’indennità di accompagnamento) e solo per il 10 per cento in servizi veri e propri. La cosiddetta «monetizzazione delle prestazioni» genera assistenzialismo mentre la creazione di nuovi servizi porterebbe innumerevoli vantaggi: creazione diretta di occupazione, emersione del sommerso e maggiori entrate tributarie per lo Stato.

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