Buon compleanno Tg2

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Dopo gli anniversari di Radio 105, de la Repubblica, del Corsera, solo per rimanere nel nostro campo, è la volta dei quaranta anni del Tg2, figlio della riforma fatta un anno prima che era destinata a cambiare il volto della Rai

Ormai le agende dei media si compongono per molta parte di ricorrenze, di date che ci riportano al passato. Una modalità, quella dell’anniversario, che risulta efficace proprio nei rapporti con l’utenza. Anni addietro Maurizio Bettini, in un pamphlet sulla funzione dei “classici nell’età dell’indiscrezione”, ironizzava sul rito dell’anniversario, caro a tanti assessori alla cultura. E a tanti media, aggiungerei. Lo è perché le persone trovano immediatamente naturale interessarsi a qualcosa in quanto dista da noi un numero tondo di anni. Dopo gli anniversari di Radio 105, de la Repubblica, del Corsera, solo per rimanere nel nostro campo, è la volta dei quaranta anni del Tg2, figlio della riforma fatta un anno prima che era destinata a cambiare il volto della Rai. Di quel telegiornale (si chiamava “ Studio aperto”, titolo progetto) che rompeva il monopolio del Tg1, telegiornale, allora, estremamente istituzionale e filo-democristiano, conserviamo un gran bel ricordo.

Soprattutto per i giornalisti che lo scrivevano, per le maestranze che mettevamo in onda e per i volti che lo conducevano: Andrea Barbato (direttore), Piero Angela, Mario Pastore e Italo Moretti (conduttori). E altri giornalisti e giornaliste. Molti i meriti professionali e etici, molta la voglia di rompere con un giornalismo da sempre attento solo ai palazzi. Stasera, martedì15 marzo, per festeggiare, gran parte del Tg2 delle 20.30 sarà dedicata all’avvenimento. Sabato 19 marzo anche la rubrica “Tg2 Dossier” festeggerà l’anniversario. Giusto ricordare, festeggiare e porgere le felicitazioni.

Ma forse gli anniversari dovrebbero essere anche l’occasione per porci delle domande: non il Tg2, che ha i suoi grandi meriti, ma quella riforma quali esiti ha avuto? Enrico Menduni, in uno dei suoi saggi sulla televisione, ricorda che quell’obbiettivo riformatore fu mancato perché “ riformatori ferventi si scontravano alla Rai con l’inerzia dell’apparato interno, scettico sulla ‘riforma,’ con un cinismo da gattopardi , altri si dedicavano con qualche zelo a tempi nuovi”. Aldo Grasso nella sua storia della televisione italiana ricorda ciò che significò il Tg2 ma dedica, nel suo stile , più attenzione a ciò che la Rai fece in quello stesso anno: il Sandokan, campione di share, e l’arrivo, proprio su Rai 2, di quel mirabolante programma che è stato “L’altra domenica” di Arbore. Altri anniversari in vista?

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