Buon compleanno Olimpia Milano, 80 anni da regina del basket

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Da Bogoncelli ad Armani, dalle canotte alle scarpette rosse: la grande storia di quella che è stato la prima squadra europea conosciuta negli Usa, la “ventiquattresima squadra Nba”

Domenica 6 marzo l’Olimpia Milano festeggia il proprio ottantesimo compleanno. L’anno di nascita, 1936, è riportato nel logo ufficiale ma è in realtà frutto della decisione postuma di Adolfo Bogoncelli, trevigiano trapiantato a Milano, che lo fece coincidere con la conquista del primo scudetto da parte del “Dopolavoro Borletti”. Il Borletti (al maschile ché, si sa, “la” Borletti era la fabbrica), fondato dal Conte Borletti nel 1930, si fuse dopo la guerra con la Triestina Milano, la squadra che Adolfo Bogoncelli aveva creato a Milano convincendo otto giocatori della Ginnastica Triestina (due volte campioni prima della guerra, a interrompere i quattro successi del Borletti) a trasferirsi in Lombardia in cambio di vitto, alloggio e spese universitarie. Con il supporto economico della Borletti, il primo caso di sponsorizzazione sportiva in Italia, Bogoncelli riuscì a radunare a Milano i migliori giocatori dell’epoca, tra cui Sergio Stefanini e Cesare Rubini – una leggenda dello sport mondiale, oro olimpico a Londra nella pallanuoto, tra i pochi atleti inseriti nella Hall of Fame di due sport – quest’ultimo anche in veste di allenatore. Arrivarono cinque titoli nazionali consecutivi e lo slogan “Borletti, punti perfetti” si trasferì quasi naturalmente alla squadra, in un abbinamento che si interruppe nel 1956. In quell’anno, l’intraprendente Bogoncelli strinse un accordo di sponsorizzazione con la Simmenthal per dare vita a un binomio che sarebbe durato per diciassette stagioni.

Dieci furono gli scudetti, impreziositi dalla conquista, il primo aprile del 1966, della prima Coppa dei Campioni di una squadra italiana, con il decisivo apporto del futuro senatore Bill Bradley – che qualcuno ricorderà come sfidante di Al Gore nelle primarie del 2000. L’ingaggio di Bradley solo per le partite di Coppa fu un altro degli innumerevoli colpi di genio di Bogoncelli, le cui fortune imprenditoriali risalivano all’intuizione che l’aggiunta di carotene alla pasta all’uovo Barilla avrebbe contribuito a donarle un colore più stuzzicante. Risale al periodo Simmenthal l’uso delle canotte da gara al posto delle t-shirt e, soprattutto, l’uso delle scarpette rosse, che identificano ancora adesso l’Olimpia nell’immaginario collettivo. In quegli anni nacque la rivalità con le altre squadre lombarde, Cantù e, soprattutto, Varese.

Giocatore simbolo degli anni ’70 è Arthur Kenney, un lungo poco oltre i due metri di altezza che, racconta chi lo ha visto giocare, mostrava in campo una cattiveria senza eguali ed era per questo adorato dai tifosi. Con l’abbandono del marchio Simmenthal nel 1973 arrivò un periodo difficile, simboleggiato dalla stagione 1975-’76, in cui l’Olimpia vinse la Coppa delle Coppe ma retrocesse in A2. Al termine degli anni ‘70 finì l’epoca di Bogoncelli all’Olimpia, che lasciò in eredità ai Gabetti un uomo che avrebbe caratterizzato il decennio – almeno – successivo: Dan Peterson.

Le vittorie milanesi negli anni ’80 sono note anche ai non appassionati: il decennio di trionfi cominciò con lo scudetto della seconda stella nell’’81-82, suggellato dalla stoppata di John Gianelli su Mike Sylvester, e finì con lo scudetto-thriller di Livorno, con quella gara 5 che mostrò il tuffo di Bob McAdoo, la rissa di Premier e il canestro fuori tempo di Forti. L’apice di quel periodo fu il grande Slam dell’’86-’87, con campionato, Coppa Italia, Coppa dei Campioni (vinta anche l’anno successivo, sempre contro il Maccabi ma senza più Peterson in panchina) e Coppa Intercontinentale, in una stagione che vide, il 6 novembre dell’’86, la grande impresa del +34 contro l’Aris Salonicco dopo il -31 in terra ellenica (qui commentata dalle parole del compianto Tullio Lauro)

Eppure quelle vittorie furono figlie di momenti non facili, che nel basket di solito coincidono con sconfitte anche cocenti. Ne ricordiamo quattro in particolare, tutte tra il 1983 e il 1984: in campionato le finali contro il Banco Roma di Larry Wright e la Granarolo Bologna di Brunamonti, la finale di Coppa delle Coppe contro il Real Madrid (Ostenda 1984) ma soprattutto lo sconfitta contro Cantù il 24 marzo 1983, nell’ultimo atto della Coppa dei Campioni. Eventi (l’ultimo in particolare) che i tifosi milanesi preferiscono non ricordare ma è impossibile pensare che quel biennio sfortunato non sia stato strumentale alla messe di vittorie dei cinque anni successivi, e che ne abbia persino accresciuto il valore.

L’epoca della “ventiquattresima squadra dell’NBA” (all’epoca le franchigie erano solo ventitré) si concluse simbolicamente con la sostituzione dell’”ariete di Spresiano”, l’amatissimo Pupuccio Premier, con Antonello Riva, per anni grande rivale con la maglia di Cantù. I primi anni ’90 regalano poche gioie, anche per colpa di un po’ di sfortuna, e l’unico highlight piacevole di quel periodo è la corsa sui tabelloni pubblicitari di Sasha Djordjevic dopo la conquista della Coppa Korac del 1993.

Per tornare al titolo italiano ci volle una seconda iniezione di triestinità: Bepi Stefanel divenne prima sponsor e in seguito proprietario dell’Olimpia, e portando sotto l’ombra della Madonnina una squadra “costruita” a Trieste da Boscia Tanjevic (con Nando Gentile, Fucka, Bodiroga, cui si aggiunse Rolando Blackman) portò a uno scudetto e a una Coppa Italia. L’idillio durò poco, e negli anni seguenti si arrivò a più riprese a temere per la sopravvivenza stessa della società. Emblematico, a livello sportivo, lo scontro-salvezza con Imola disputato al PalaSharp (all’epoca nome dell’impianto noto come PalaTrussardi), con Bullock e Turner costretti a sbagliare volontariamente i tiri liberi per evitare un supplementare e allontanare l’incubo della retrocessione.

La stabilità societaria si ritrovò solo con Giorgio Armani, che si propose come sponsor nell’estate del 2004 e divenne proprietario quattro anni più tardi, il quale accolse l’accorato appello di un nutrito gruppo di tifosi radunatosi il 2 giugno del 2004 per salvare l’Olimpia da un’imminente liquidazione. Un’annata subito positiva, conclusasi in modo amaro in gara 4 di finale scudetto, che contribuì a riaccendere in città la passione per la pallacanestro. Fu solo nel 2014, tuttavia, che l’Olimpia riuscì a sollevare nuovamente un trofeo: lo scudetto arrivò il 27 giugno, ma il momento emotivamente più importante arrivò due giorni prima con il buzzer beater di Curtis Jerrells, dopo 35” di gioco che tutti i tifosi Olimpia ricordano a memoria.

La delusione per la stagione scorsa (Milano sempre battuta da Sassari in Italia e assai sottotono in Europa) ha portato, nell’estate 2015, all’arrivo del coach croato Repesa. Dopo un inizio di stagione difficile, con l’eliminazione in Eurolega, l’Olimpia si è qualificata per i quarti di Eurocup e ha vinto la Coppa Italia, che mancava da vent’anni in bacheca. Buon compleanno, Olimpia!

Carlo Antonioli
Dario Ripamonti

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