Buon compleanno Neil, anima dolente del rock

Musica
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Compie 70 anni l’artista canadese: lo festeggiamo proponendovi cinque brani che hanno fatto la storia

Per raccontare Neil Young ci vorrebbe un’enciclopedia. Troppo profonda l’impronta lasciata dall’artista canadese, indelebile il marchio che la sua figura in camicia di flanella ha impresso nella mente di generazioni.
Dai Buffalo Springfield al quartetto Crosby, Stills, Nash & Young, dai dischi solisti alla collaborazione con i Pearl Jam, Neil Young ha attraversato la storia musicale degli ultimi 40anni come una scarica di corrente vitale, plasmando un intero genere con la sua cifra dolce e allo stesso tempo elettrica, con la sua voce di una fragilità inconfondibile e sublime: Kurt Cobain, l’ultima rockstar della storia, prima di abbandonare questo pianeta ha lasciato un biglietto “it’s better to burn out than to fade away“. È il terzo verso della canzone My My, Hey Hey (Out of the Blue) che apre l’album Rust Never Sleeps, memorabile disco di pezzi inediti live che si chiude con questa Hey Hey, My My (Into the Black) reprise elettrica della traccia d’apertura, dal riff sconvolgente. Ve la proponiamo in una versione incendiaria dal vivo del 1991, Neil Young insieme ai suoi Crazy Horse

Nel 1970 esce il terzo disco solista di Neil Young, After the Gold Rush, un album sottilmente malinconico, con alcuni dei brani più toccanti del canadese, per quello che è considerato a tutti gli effetti un capolavoro. La title track getta le basi per una nutrita schiera di cantautori a seguire: non è difficile udire tra le pieghe dolenti di questa After the Gold Rush la fragilità di un Elliot Smith.

Due anni dopo, nel 1972, Neil Young è pronto per la definitiva consacrazione commerciale. Il disco Harvest, il suo più venduto e il più famoso, è un bestseller e una pietra miliare allo stesso tempo. Il successo di questa Heart of Gold, singolo che arrivò in vetta alle classifiche, disturbò persino Bob Dylan che accusò Young di essersi ispirato troppo smaccatamente a lui per comporla. In questo live del 1971 il Nostro la esegue dal vivo una delle prime volte, dopo una lunga introduzione in cui dialoga e scherza con il suo pubblico

Con un salto di quasi due decadi arriviamo al 1989, dopo qualche disco di transizione e un periodo di stanca Neil Young torna sulle scene con un disco, Freedom, che lo ripropone ai livelli degli anni settanta. Questa ruggente Rockin’ In The Free World, ripresa da molte band negli anni successivi, sancisce una ritrovata vena elettrica e un’inaspettata verve dopo ben 20 anni di carriera ad altissimi livelli

Padre putativo di molte correnti musicali, c’è anche la scena grunge a tributare il suo riconoscimento al vecchio rocker canadese. I Pearl Jam registrano nel 1995 un interno album insieme a Neil Young, Mirror Ball, che diventa il più grande successo di vendite del Nostro dai tempi di Harvest.

Questo è il brano apripista del disco, Downtown

 

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