Bufera sui bancari dopo lo stop alla Popolare di Vicenza

Banche
La sede della Banca Popolare di Vicenza, 22 settembre 2015                ANSA.

Dopo la decisione di oggi di Borsa italiana, la parola d’ordine sui mercati finanziari resta l’incertezza, che inevitabilmente si traduce in volatilità

“Non sussistono i presupposti per garantire il regolare funzionamento del mercato”. È la nota con la quale Borsa Italiana, la società che gestisce Piazza Affari, dice No alla quotazione di Banca popolare di Vicenza. Uno stop che manda in rosso il listino italiano e scatena le vendite sull’intero comparto bancario.

All’indomani del soccorso di Atlante (il fondo di investimento voluto dal governo e gestito dalle banche per aiutare il sistema finanziario italiano) che è intervenuto proprio sulla ricapitalizzazione della popolare di Vicenza, la decisione di Borsa Italiana rappresenta una sorta di sconfitta per il management guidato da Francesco Iorio, il quale aveva molto puntato sul progetto di trasformazione in Spa. Non solo, la notizia influisce direttamente anche sul fondo Atlante. In base agli accordi presi, infatti, in caso di mancata quotazione della popolare veneta, l’esborso del nuovo strumento dal nome mitologico dovrà salire a 1,5 miliardi di euro rispetto ai 1,35 previsti inizialmente. Un aumento che potrebbe incidere (quantomeno nella speculazione del breve periodo) sugli istituti che costituiscono il fondo stesso, Unicredit in primis.

E così, la parola d’ordine sui mercati finanziari resta l’incertezza, che si traduce inevitabilmente in volatilità. C’è da registrare, in questo periodo, un’insistente alternanza di movimenti altalenanti: forti scostamenti verso l’alto (legati a momenti di fiducia, come la nascita del fondo Atlante) che lasciano il passo a momenti di grande incertezza, come accade oggi. È chiaro dunque che Piazza affari, nella fase volatilità in cui si versa, accoglie con particolare attenzione le notizie come quelle di oggi, amplificandone addirittura gli effetti nell’immediato.

A trascinare verso il basso il mercato italiano sono stati sopratutto Banco Popolare, scivolato a -7.4%, Mps e Banca Popolare di Milano in calo di circa il 6% (dopo essere rientrate agli scambi) e Unicredit, che chiude in calo del 3,68% a 3,25 euro. Argina invece le perdite Intesa Sanpaolo (-1.98%) che festeggia la notizia della cessione di Setefi e Intesa Sanpaolo Card per oltre un miliardo di euro. Nell’altra direzione corre invece Fiat (Fca a +2.15%) sull’onda dell’indiscrezione che la società sta trattando con Google per l’auto che si guida da sola.

Sul fronte dei cambi l’euro è scambiato a 1,15 nei confronti del dollaro, un valore che la moneta unica non toccava da agosto 2015. E il petrolio (wti), che in questo periodo guida spesso la direzione dei mercati globali, cede lo 0,65% a 45,62 dollari al barile.

Vedi anche

Altri articoli