Come funzionava il doping di stato in Russia. Ecco il report Wada

Sport
240227DC-824F-4070-9D3A-4702182F8E55_mw1024_s_n

La Russia avrebbe praticato doping di Stato creando una organizzazione interamente votata alla manipolazione dei risultati. L’accusa dell’agenzia mondiale antidoping

E’ un uragano quello che si è abbattuto sull’atletica russa. La Commissione della Wada, l’agenzia mondiale antidoping presieduta dal canadese Dick Poound, ha presentato un report dai riscontri agghiaccianti. La Russia avrebbe praticato negli ultimi anni un vero e proprio doping di Stato creando una organizzazione interamente votata alla manipolazione dei risultati. Chiesta anche la radiazione a vita di cinque atleti, tra cui i nomi più noti sono quelli dell’olimpionica degli 800 a Londra, Marya Savinova e della terza di quella gara, Ekaterina Poistogova. Chiesta la squalifica per due anni di tutti gli atleti russi. E quindi niente olimpiadi e niente europei.

L’accusa

Sotto accusa il governo russo con a capo il ministro dello sport Vitaly Mutko che avrebbe creato un laboratorio parallelo alle porte di Mosca nel quale venivano controllati i dati di tutti gli atleti. Le provette pulite sarebbero state controllate dal laboratorio ufficiale della Wada nella capitale russa diretta da Grigory Rodchenko, quelle positive ripulite o distrutte. Il governo russo, secondo il report presentato dalla Wada, avrebbe anche mandato uomini dei servizi segreti alle Olimpiadi di Sochi per controllare il lavoro dell’antidoping e manipolare i risultati dei test.

Le indagini

Le indagini sono iniziate nel dicembre 2014, quando un documentario trasmesso dal canale tedesco ADR dal titolo “Top-secret Doping: HowRussia makes its Winners” raccontò attraverso la storia di Vitaliy Stepanov e Yulia Stepanova, un dipendente dell’agenzia antidoping russa e un’ex-atleta squalificata per doping, il vasto e regolare uso di doping fra gli atleti russi.

Coinvolto anche il governo

Il rapporto dell’agenzia Mondiale antidoping, in 323 pagine, parla di coinvolgimento degli agenti del FSB – il servizio segreto russo – nelle Olimpiadi di Sochi e accusa il ministro dello sport di Mosca Vitaly Mutko di aver dato ordini diretti di «manipolare alcune specifiche provette» per le analisi antidoping.

Le procedure 

Il report, prodotto dalla commissione istituita dalla Wada dopo 11 mesi di investigazioni, accusa il direttore del laboratorio di Mosca, Grigory Rodchenko, di aver distrutto 1417 test per evitare che l’inchiesta potesse scoprire la truffa. L’ordine sarebbe partito direttamente da Vitaly Mutko, ministro dello Sport.

La replica 

“Hanno una motivazione assolutamente politica, come le sanzioni contro la Russia”. Queste le parole di Vladimir Uiva, capo dell’Agenzia federale medico-biologica russa, ha commentato le conclusioni del rapporto: “Non c’è alcun motivo di privare i nostri atleti delle medaglie, anche olimpiche, o di squalificarli, e nemmeno gli allenatori”. Ancora più pesante la replica del ministro dello sport russo Vitaly Mutko “Non bisogna confondere le cose, la commissione non ha il diritto di sospendere nessuno”.

Il presidente IAAF, Sebastian Coe, al ricevimento del rapporto dell’agenzia antidoping mondiale, utilizza parole pesanti: «Le informazioni contenute nel rapporto Wada sono allarmanti. Abbiamo bisogno di tempo per analizzarle correttamente e comprenderne i risultati. Nel frattempo ho invitato il Consiglio ad aprire un procedimento nei confronti della Federatletica russa».

Vedi anche

Altri articoli