Il dolore delle famiglie delle vittime e l’ansia per i dispersi

Bruxelles
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Solo cinque le persone finora identificate. Le altre 27 vittime non hanno ancora un nome e per almeno 14 di loro il riconoscimento sarà purtroppo molto difficile

È la foto di Adelma Marina Tapia Ruiz, la prima circolata sui media e sui social network. La prima vittima ad essere stata identificata è stata una donna peruviana di 36 anni che al momento dell’esplosione in aeroporto si trovava proprio vicino a uno degli attentatori, rimasta presso i banchi del check in per custodire le valigie.

Viveva alla periferia di Bruxelles da sei anni e stava andando a New York con la sua famiglia, per le vacanze di Pasqua. Il marito, Christophe, è vivo solo perché in quel momento si era allontanato per raggiungere le loro due figlie, due gemelline di 4 anni, di cui una è rimasta ferita, per fortuna solo leggermente. Adelma non ce l’ha fatta e con lei svanisce anche la sua passione per la cucina e il suo sogno di aprire a Bruxelles, insieme al marito, un ristorante peruviano.

Giovanissimo, di soli 20 anni, Leopold Hecht, l’altra vittima di cui si è riusciti a riconoscere. Prima dell’identificazione, il fratello si era mobilitato soprattutto sui social per ritrovarlo. Il ragazzo, studente di legge all’Università Saint Louis di Bruxelles, si trovava in metropolitana al momento dell’esplosione. Arrivato in ospedale ferito gravemente, Leopold era rimasto per alcune ore in coma, ma purtroppo non ce l’ha fatta.

Tra le scritte che hanno riempito le strade di Bruxelles, molto toccante il murale dedicato a Leopold, disegnato dai suoi colleghi di università: un cuore rosso con dentro scritto “Leopold Rip – Pour toi Leopold”. La famiglia ha autorizzato l’espianto degli organi, il ventenne studente di giurisprudenza belga morto nell’attacco kamikaze alla metropolitana di Maalbeek, a Bruxelles.

Poi c’è Olivier Delespesse. Anche a lui si trovava nel vagone della metro esplosa a Maelbeek. L’uomo di 45 anni stava andando in ufficio, lavorava come funzionario al ministero dell’Istruzione nella capitale belga. I suoi colleghi lo hanno cercato disperatamente, pubblicando foto e appelli. “Olivier – ha ricordato il suo ufficio con un comunicato – era una persona simpatica, gioiosa, amichevole, una persona eccezionale per i suoi amici e i suoi colleghi. La sua morte e’ profondamente scioccante e ingiusta”.

Confermata anche la morte di una cittadina tedesca di origine italiana, Jennifer Scintu, di 29 anni. La conferma è arrivata solo oggi dalla polizia di Aquisgrana, la sua città di residenza, ma la donna è morta durante una delle esplosioni avvenute in aeroporto. Nata e cresciuta in Germania, la donna tornava spesso in Sardegna e ad Ales, il paese dei nonni.

Tra le vittime c’è anche l’italiana Patricia Rizzo. Le ricerche dei parenti, arrivati a Bruxelles dall’Italia, si sono fermate quando è arrivata la conferma della sua morte. La donna era tra le vittime non ancora identificate. La donna è stata per cinque anni uno dei dirigenti più importanti dell’Efsa, l’Authority Alimentare Europea con sede a Parma. Dal 2003 al 2008 aveva ricoperto il ruolo di assistente di direzione ed aveva abitato nella città emiliana, prima di trasferirsi in Belgio. In molti casi il riconoscimento si sta rivelando particolarmente difficile e doloroso per i familiari. E nel caso della donna italiana non ha ancora portato a una risposta per la sua famiglia.

Continua la difficile identificazione delle altre 27 vittime ancora senza identità. Per molte di loro ci vorrà purtroppo ancora molto tempo: almeno per 14 di loro sarà molto difficile l’identificazione. E continua anche la ricerca delle altre persone che ancora risultano disperse.

In questi giorni i social si trasformano in luoghi per pubblicare appelli e foto e cercare di arrivare prima alla verità, qualsiasi essa sia. È stato creato anche un profilo Facebook, Bruxelles-profil Recherche Famille, e uno Twitter, @rechercheBXL, dove si susseguono i post e i tweet per ritrovare i propri cari. Tanti nomi, tante le nazionalità. C’è il ragazzo di origini indiane, Raghavendran Ganesa, quello di origini congolesi, Yves Ciyombo, e ancora una donna polacca di 61 anni, Janina Pansewicz, con una cicatrice al collo per un’operazione alla tiroide, che si trovava sulla metropolitana quel giorno. L’appello è della figlia Anna.

Poi c’è una coppia formata da un fratello e una sorella di New York, Sasha e Alexander Pinczowski. La loro famiglia era al telefono con loro dagli Stati Uniti, mentre i due giovani si trovavano in aeroporto per tornare a casa. Al telefono, raccontano i parenti, si è sentita improvvisamente un’esplosione e ora di loro non si sa ancora nulla, anche se la famiglia continua a sperare di trovarli vivi.

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