Bruxelles archivia Dublino: “Regole comuni per l’asilo”

Immigrazione
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Oltre 700 migranti sono stati soccorsi in diverse operazioni nel Canale di Sicilia dalla neve Bourbon Argos di Medici senza Frontiere. A bordo ci sono inoltre circa 30 bambini e 150 donne, molte delle quali incinte. La maggior parte dei profughi sono famiglie di origine siriana con diversi bambini.
ANSA/FRANCESCO ZIZOLA-MEDICI SENZA FRONTIERE

Merkel: “L’Italia va aiutata”. La Commissione: no ai muri, serve un meccanismo permanente sulla ripartizione dei rifugiati. Stoccata a Londra

Aiutare Italia e Grecia, unificare il diritto d’asilo europeo, concordare una ripartizione equa dei rifugiati e velocizzare le domande di protezione internazionale con una lista di Paesi sicuri i cui cittadini non hanno diritto d’asilo. Sono questi i temi in agenda del vertice straordinario sull’immigrazione dei ministri europei di Interni e Giustizia convocato per il 14 settembre a Lussemburgo.

Mentre continua a salire il numero dei rifugiati morti nei viaggi della speranza, la politica europea si sveglia dopo due mesi di stallo e sia da Bruxelles che da Berlino fanno sapere che questa volta «c’è accordo» sulla necessità di fare passi avanti, anche per non farne indietro e mettere a rischio il principio della libera circolazione e i valori dell’Ue. All’emergenza immigrazione si è oramai unito l’allarme xenofobia che rischia di riportare indietro le lancette della storia del Continente.

«La libera circolazione dei cittadini europei è parte integrante del mercato unico e un elemento centrale del suo successo», ha dichiarato ieri da Bruxelles una portavoce della Commissione europea, rispondendo alle dichiarazioni del ministro degli Interni britannico Theresa May. L’aspirante Lady di ferro ha chiesto di impedire l’accesso alla Gran Bretagna anche ai cittadini europei che non hanno già un lavoro e ha criticato la libera circolazione nell’Ue. I lavoratori europei, ha sottolineato la portavoce della Commissione, «hanno beneficiato di questo diritto sin dal Trattato di Roma del 1957».

A preoccupare però è anche l’involuzione dell’Ungheria, che ieri ha completato la costruzione della barriera anti-migranti sul confine con la Serbia. Per Budapest non ci sono conseguenze legali, ha spiegato la portavoce, ma «le barriere non mandano il messaggio giusto e la Commissione non incoraggia l’uso di muri ma di altri mezzi» per proteggere le frontiere. Sulla questione è intervenuto con decisione anche il primo vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, che ieri insieme al commissario Ue per le Migrazioni Dimitris Avramopoulos ha incontrato a Calais il premier francese Manuel Valls. «Abbiamo bisogno di un’unificazione della nostra politica d’asilo su scala europea», ha dichiarato Timmermans, ricordando che per quanto siano i grandi i numeri dell’emergenza immigrazione «se reagiamo uniti siamo una comunità di 500 milioni di persone in grado di gestire la situazione». Il vicepresidente della Commissione ha insistito sul fatto che «abbiamo bisogno di un meccanismo permanente di ripartizione dei richiedenti asilo» e che «tra qualche settimana» l’esecutivo europeo proporrà una lista di Paesi sicuri i cui cittadini, come quelli dei Balcani, non hanno diritto alla protezione internazionale.

Per avere il quadro completo delle iniziative in cantiere a Bruxelles bisognerà attendere il 9 settembre, quando il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker terrà il suo primo discorso sullo stato dell’Unione al Parlamento europeo di Strasburgo.

Intanto è la Cancelliera tedesca Angela Merkel a rassicurare da Berlino sul fatto che «c’è un grande accordo sul fatto che l’Italia debba essere aiutata» nel gestire la crisi migratoria e sul principio che «non è giusto che tre o quattro Paesi da soli assorbano quasi tutti i rifugiati». La Cancelliera ha invitato i tedeschi a respingere i discorsi xenofobi e ha spiegato che la sfida dell’immigrazione è di portata storica perché se la gestione della crisi attuale fallisse «l’Unione europea ne subirebbe le conseguenze per sempre, in particolare sul rispetto dei diritti umani». In particolare, ha precisato Merkel, «se non riusciremo a distribuire in modo equo i rifugiati la questione Schengen sarà di nuovo in agenda per molti».

Oramai a chiedere all’Europa di fare passi avanti è anche la comunità internazionale. Dopo l’intervento del week end del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ieri è tornato sul tema il portavoce dell’Onu Stephan Dujarric, auspicando che «i leader europei arrivino a un accordo sulla questione degli immigrati». Per ora, ha aggiunto il portavoce, «vediamo che solo pochi Paesi stanno sopportando il peso della crisi, come Italia, Grecia e Macedonia».

La diplomazia italiana è al lavoro per coinvolgere le organizzazioni internazionali in un problema che fino a pochi mesi fa era considerato Mediterraneo e ieri è stata la capodelegazione degli Eurodeputati Pd, Patrizia Toia, che in un’interrogazione scritta alla Commissione ha chiesto di coinvolgere l’Onu e di convocare un summit straordinario con l’Unione africana per «responsabilizzare i Paesi d’origine».

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