Bruce Springsteen inarrestabile: ecco il nuovo album “Chapter and Verse”

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Uscirà il 23 settembre, il giorno del sessantasettesimo compleanno del Boss e secondo indiscrezioni sarà la colonna sonora dell’autobiografia “Born to Run”, prevista per il 27 dello stesso mese

Tra tutti i grandi vecchi del rock, questo 2016 è senza dubbio l’anno del Boss: glorificato per i suoi concerti ricchi di passione e sudore, lunghi 4 ore; instancabile protagonista del The River Tour, che ha trionfalmente toccato anche l’Italia nelle ultime settimane; al lavoro su una già annunciata autobiografia.
Ma Bruce Springsteen sembra voler ulteriormente intensificare il suo già esasperato attivismo, annunciando un nuovo album di inediti: si chiamerà Chapter and Verse, uscirà il 23 settembre e sarà un disco strettamente legato all’autobiografia Born to Run prevista per il 27 dello stesso mese. La notizia assume connotati ancora più sorprendenti se si pensa che lo stesso manager del Boss, Jon Landau, aveva poco tempo fa dichiarato alla rivista americana Billboard che il nuovo disco non avrebbe visto la luce prima del 2017.

Chapter and Verse è il successore di High Hopes, lavoro del 2014, ed è il diciannovesimo album in studio del rocker statunitense; voci di corridoio descrivono il disco come una sorta di compendio dell’autobiografia Born to Run: per quanto si conosca ancora molto poco riguardo alla scaletta del cd, pare credibile l’ipotesi secondo cui ogni canzone sarebbe la colonna sonora di un capitolo del libro.
Dei 18 brani che comporranno il nuovo lavoro, 6 saranno inediti; canzoni che probabilmente avranno a che fare con il primissimo periodo della carriera di Springsteen. Un brano dovrebbe essere addirittura la demo che un Boss adolescente incise con la sua prima band, i The Castiles, a fine anni sessanta; mentre un altro potrebbe essere l’audizione che il cantante tenne il 2 maggio del 1972 alla Columbia Records di New York. Leggenda vuole che il manager che lo ascoltò durante quel provino, John Hammond (il quale all’epoca aveva già messo sotto contratto Bob Dylan), rimase estasiato ad ascoltarlo per due ore: “Non riuscivo a credere a quello che stavo sentendo – avrebbe dichiarato in seguito Hammond – ho reagito in un modo che forse mi si è riproposto solo altre due o tre volte in vita mia (…) ero di fronte a un’icona che sarebbe durata un’intera generazione”. Ma a giudicare dai fatti, potremmo dire noi costatando l’attuale impeto del Boss, una sola generazione per lui non è stata abbastanza.

Questa versione di Arabian Nights faceva parte del corpo di canzoni che l’artista suonò all’epoca della storica audizione del 1972.

 

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