Che cosa hanno da perdere i cittadini italiani con la Brexit

Brexit
epa05377603 A Union Jack, the national flag of the United Kingdom, painted on a wall at an eatery in the British tourist area of Benidorm, Alicante, eastern Spain, 19 June 2016. Britons will vote to stay or leave the European Union on 23 June. More Brits live in Spain than in any other European country.  EPA/MANUEL LORENZO

Tutte le conseguenze della fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione europea per i cittadini italiani residenti in Uk e non solo

Dopo la vittoria del Leave al referendum sulla Brexit, tante sono le incognite, sia economiche che politiche, ma che cosa succederà ora ai cittadini italiani, residenti in Gran Bretagna?

Su questo fronte, come su tanti altri, non ci sono certezze ma è possibile fare alcune previsioni, sulla base dei temi emersi durante la campagna elettorale.

Attualmente in Gran Bretagna risiedono circa 600.000 italiani (la metà dei quali a Londra); sono lavoratori giovani, impegnati nel settore dei servizi: come cambierà la loro vita?

E’ presumibile che molti di loro dovranno tornare (per mancanza di lavoro, visto che si stima un drastico calo sul mercato del lavoro) o sceglieranno volontariamente di tornare, nel loro paese di origine. Per chi invece rimarrà, con tutta probabilità, dovranno chiedere un permesso di soggiorno e un permesso di lavoro per poter rimanere legalmente sul territorio inglese.

Dovranno poi certificare di risiedere realmente in UK, per questo ci sarà bisogno di una registrazione nelle liste dell’AIRE (secondo il Consolato italiano i nostri connazionali già registrati sono 261.585) ma molti ancora non lo hanno fatto. Entrambi avranno diritto di vivere nel Regno Unito ma solo chi si è registrato, prima del referendum, sarà facilitato perché potrà provare immediatamente di essere residente. In ogni caso tutti gli italiani, sia coloro che vivono nel Regno Unito da decenni sia chi è appena arrivato, saranno soggetti ai controlli sull’immigrazione.

Se il diritto a rimanere in Inghilterra non sarà messo in discussione, più a rischio sono i benefit che fino a questo momento erano garantiti anche agli italiani: in particolare gli assegni di disoccupazione e il sistema sanitario. Non è chiaro se l’assistenza sanitaria basata sulla reciprocità della Ue continuerebbe a funzionare. Probabilmente un italiano che si presentasse a un pronto soccorso inglese non avrebbe più un trattamento gratuito. Annullati anche i sussidi di disoccupazione e la possibilità di ottenere un alloggio popolare. Secondo Gianluca Lodetti, responsabile del dipartimento Esteri del patronato Inas Cisl, questa è una tendenza che prescinde dalla Brexit, una volontà già espressa dal governo Cameron per evitare di sforare il debito pubblico. Si può quindi ipotizzare che verrà introdotta una gradualità nell’accesso alle prestazioni: nessuna il primo anno, qualcosa in più il secondo e così via, fino ad arrivare ad una completa equiparazione con i cittadini britannici.

Per quanto riguarda le pensioni invece, con l’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, Lodetti assicura che non ci dovrebbero essere problemi “perché il criterio della totalizzazione dei contributi è ormai consolidato a livello internazionale”.

Per chi invece sta progettando di andare a vivere o studiare in Inghilterra, le cose cambiano.

Alla frontiera sarà necessario mostrare il passaporto ed ottenere un permesso per entrare nel Regno Unito. Un immigration officer metterà un visto sul passaporto, con l’autorizzazione ad entrare. Il visto riporterà quanto tempo sarà possibile rimanere nel Paese, il modello dovrebbe ricalcare quello applicato per i cittadini australiani. Secondo le leggi britanniche dovranno dichiarare il perché della loro permanenza: ricongiungimento familiare, motivi di lavoro oppure permesso umanitario. Per vivere in UK un cittadino italiano avrà bisogno quindi di un Residence Permit oppure di un Biometric Residence Permit.

Anche per quanto riguarda gli studenti le cose dovrebbero cambiare. Attualmente gli studenti universitari stranieri sono equiparati a quelli del Regno Unito e godono in Scozia dell’esenzione totale dal pagamento delle tasse, in Irlanda del Nord e in Inghilterra della completa parificazione e pagano al massimo 9 mila sterline l’anno (per cui possono anche ottenere un prestito al pari di quelli inglesi). Con la Brexit invece verranno applicate le regole attualmente in uso per gli studenti che non fanno parte dell’Unione, con un significativo aumento delle tasse: ad esempio l’Università di Oxford arriverebbe a costare tra le 15 mila e le 22 mila sterline, che nel caso di Medicina possono arrivare fino a 36.600 sterline all’anno.

 

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