Bremain o Brexit, questo è il problema

Brexit
The British, right, and EU flags flap in the wind outside of EU headquarters in Brussels on Friday, Jan. 29, 2016. British Prime Minister David Cameron is kicking off a high-stakes weekend of diplomatic negotiations on the European Union reforms with a visit to EU headquarters. (ANSA/AP Photo/Virginia Mayo)

Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk cita Shakespeare e presenta le misure che dovranno aiutare Cameron a convincere il popolo britannico

Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha annunciato le sue proposte per mantenere la Gran Bretagna nell’Unione europea, dando inizio a due settimane di negoziati con i leader dei Ventotto per arrivare all’approvazione del pacchetto nel vertice del 18 e 19 febbraio.

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Il premier britannico David Cameron, che vuole un accordo in modo da poter tenere già a giugno un referendum sull’appartenenza di Londra alla Ue, ha detto che le proposte di Tusk “mostrano un vero progresso”, ma “serve altro lavoro”. “Essere o non essere insieme, questo è il problema… La mia proposta per un nuovo accordo su #UKinEU” ha twittato Tusk, adattando il celebre passaggio dell’Amleto di William Shakespeare.

Le proposte non entreranno in vigore finché la Gran Bretagna non eviterà la Brexit, votando per restare nell’Unione. Il portavoce delle Commissione Margaritis Schinas ha detto che le proposte tengono conto di tutte le questioni sollevate da Cameron in una lettera Bruxelles l’anno scorso, oltre alle preoccupazioni degli altri Stati.

Tra le misure messe a punto da Tusk, un “freno d’emergenza” per impedire anche agli immigrati comunitari di ottenere i benefici previdenziali per quattro anni dal loro arrivo nel Paese ospitante, se quest’ultimo dimostra che il suo welfare non è in grado di gestire le richieste.

Il “freno” dovrà poi essere approvato da una maggioranza qualificata di Stati Ue. Ma per quanto a lungo Londra potrà far ricorso al meccanismo è una questione lasciata in bianco nella bozza inviata ai leader Ue, che rischia di diventare oggetto di un grosso contenzioso. Il progetto ha già fatto infuriare il cosiddetto gruppo di Visegrad, i Paesi dell’Europa centrale, Polonia, Repubblica ceca, Ungheria e Slovacchia, che hanno migliaia di cittadini che lavorano nel Regno unito. Il gruppo sostiene che il piano viola le clausole Ue di libero movimento ed è discriminatorio. Cameron venerdì sarà in Polonia nel tentativo di ottenere il sì di Varsavia e il 12 febbraio ad Amburgo vedrà la cancelliere tedesca Angela Merkel.

Il testo di Tusk include anche un “meccanismo” in base al quale i nove membri Ue che non sono nell’eurozona possono obiettare e ricevere le “necessarie rassicurazioni” sulle decisioni dell’eurozona. Ma il meccanismo “non può costituire un veto o rinviare decisioni urgenti”, ha detto Tusk, spiegando che le condizioni lo che attivano vanno discusse prima del vertice. C’è poi il “cartellino rosso” che consente ai Parlamenti che rappresentano il 55% del voti in Consiglio Ue di bloccare o modificare le proposte di legge Ue. L’attuale sistema del “cartellino giallo” consente semplicemente ai parlamenti di chiedere spiegazioni a Bruxelles su un dato provvedimento. La Gran Bretagna sarà ulteriormente esentata dall’obiettivo dichiarato Ue di “un’unione sempre più stretta” a causa del suo “status speciale” nel trattati Ue, fuori dall’eurozona e da Schengen.

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Cameron ha fissato il termine per lo svolgimento del referendum al 2017 e sostiene di non aver fretta, ma secondo varie fonti vuole chiudere la partita del referendum a giugno, per evitare una ripresa delle tensioni sui migranti e prima che gli euroscettici britannici, anche all’interno del suo partito conservatore, abbiano il tempo di organizzare la loro opposizione.

La data che circola con maggiore insistenza è il 23 giugno. L’opinione pubblica britannica dal canto suo è molto divisa sull’opportunità di restare nella Ue. Dalle ultime rilevazioni sembra che il 56% della popolazione britannica sia favorevole a restare nell’Ue, contro un 36% più propenso all’uscita e un 10% di indecisi.

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