Brasile, proteste in piazza per lo scandalo. Lula: “Sono vittima di inaudita violenza”

Esteri
epa05216422 Demontrators protest against the former Brazilian President, Luiz Inacio Lula da Silva, being sworn in as Chief of Staff Minister, in Sao Paulo, Brazil, 17 March 2016. Silva was sworn in at a ceremony by the President of Brazil, Dilma Rousseff, at Planalto Palace in Brasilia, Brazil on 17 March. Silva's new role in cabinet creates legal immunity in a corruption investigation, which has caused protests across several cities in Brazil.  EPA/SEBASTIAO MOREIRA

Tafferugli si sono registrati a Brasilia e San Paolo dopo l’annuncio della nomina

L’ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, si definisce vittima di “atti ingiustificabili di violenza”. In una lettera aperta, ha criticato le intercettazioni di sue conversazioni che sono state rese pubbliche dalla magistratura ma si è detto sempre rispettoso della giustizia. “Nelle ultime settimane, come ben sapete, la mia intimità, quella di mia moglie, dei miei figli e dei miei colleghi di lavoro è stata violata da diffusione illegale di informazioni che dovrebbero essere sotto custodia della giustizia”, ha scritto nel testo divulgato dall’Istituto Lula. “I tristi e vergognosi episodi delle ultime settimane – ha proseguito – non mi faranno smettere di credere nell’istituzione del potere giudiziario. Non mi faranno perdere la speranza nel discernimento, nell’equilibrio e nel senso di proporzione dei magistrati della Corte suprema”.

Intanto il Tribunale regionale federale di Brasilia ha annullato una delle due sentenze che ieri hanno sospeso l’investitura a ministro della Casa civile. I giudici hanno infatti dato ragione alla richiesta presentata dal governo, che parla di “mancanza di imparzialità” da parte del magistrato Itagiba Catta Preta Neto. Quest’ultimo aveva motivato la sua decisione con il rischio che Lula usasse il suo incarico per promuovere un “intervento” nelle indagini di polizia, procura e magistratura.

Su fronte delle proteste, invece, la polizia brasiliana ha usato gas lacrimogeni e granate stordenti per contenere i manifestanti scesi in piazza contro la presidente Dilma Rousseff nella capitale Brasilia, dove in migliaia si sono radunati davanti alla sede della presidenza e del Congresso. A San Paolo, roccaforte dell’opposizione, altre migliaia di dimostranti hanno sfilato su Avenida Paulista, uno dei principali viali della città, per chiedere le dimissioni del Capo dello Stato e del partito dei lavoratori. “Il Brasile non è il Venezuela”, hanno scandito i manifestanti, soprattutto giovani e impiegati. Le proteste si sono tenute dopo che i parlamentari hanno rilanciato un procedimento di impeachment contro Rousseff e che un giudice ha bloccato la sua nomina al governo dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva. Per oggi sono attese manifestazioni a sostegno a Rousseff in oltre 30 città del Paese.

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