Boschi: “Votiamo per il futuro, non per il governo”. E la Cisl dà una mano

Referendum
L'intervento del ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, ad un incontro organizzato dal Comitato per il "Sì", Napoli, 9 luglio 2016. ANSA

Il ministro a un seminario del sindacato trova la sponda di Annamaria Furlan: “Guai all’instabilità in questo momento. Non siamo né per né contro Renzi, ma per il Paese”

Nel “giro d’Italia delle riforme”, il referendum costituzionale è “una bella tappa di montagna, di quelle difficili”, da affrontare “in modo pacato” ma alzandosi “sui pedali” per vincere la scalata. Maria Elena Boschi utilizza una metafora ciclistica per parlare del prossimo appuntamento d’autunno di fronte alla platea della Cisl, che l’ha invitata per l’occasione.

Al di là delle figure retoriche, però, tra il ministro delle Riforme e il sindacato guidato da Annamaria Furlan si è registrata un’intesa di fondo su un punto fondamentale: la necessità di dare stabilità e governabilità al Paese. Su questo ha insistito Boschi, spiegando che “le riforme rappresentano la base per costruire le altre riforme, per questo le riforme costituzionali sono state al centro del nostro impegno e del lavoro del parlamento in questi due anni”. Non un “punto di arrivo”, quindi, ma “una tappa fondamentale”. E aggiungendo che anche l’Italicum, nonostante non sia interessato dalla consultazione referendaria – rappresenta un “elemento di stabilità”.

È questo il punto che sta a cuore alla segretaria della Cisl: “La Cisl non è per Renzi né contro Renzi, è per il Paese. Guai alla instabilità in questo momento”, ha detto durante il suo intervento, durante il quale ha criticato il premier, che “all’inizio ci ha messo del suo” nella personalizzazione del referendum. Ma Furlan fa un passo avanti: “Non c’è dubbio che l’instabilità sarebbe un danno – spiega – ma è anche vero che la stabilità da sola non basta, deve essere mirata alla politica economica che va impostata verso la crescita”. E per questo chiede al governo “interventi, investimenti sul lavoro e economia reale”.

 

 

D’accordo anche Boschi, che ricorda come il voto non sia “pro o contro il governo, ma pro o contro il cambiamento”. Quello stesso cambiamento che, nei primi due anni di riforme attuate da questo esecutivo, hanno consentito – ricorda il ministro – di portare il segno più davanti al Pil e di avere “dati incoraggianti sull’occupazione”. Il ministro quindi avverte: “Se interrompiamo adesso il percorso delle riforme, difficilmente si ricreeranno le condizioni per una nuova stagione di cambiamento“.

Entrando nel merito della riforma, sulla quale la Cisl sta avviando un lavoro di formazione tra i suoi iscritti per portarli “a votare per il Sì o per il No consapevoli e non come tifoserie schierate e poco informate”, Furlan chiede al governo di individuare una altro “luogo di confronto tra le istituzioni e le parti sociali” dopo l’abolizione del Cnel e riconosce che “rivedere il Titolo V significa rimediare a errori fatti nel passato”. Il suo non è un 10 e lode alla riforma, “ma anche 7+ a volte è un buon voto“.

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