Boschi: “Se perdiamo il referendum lascio anch’io la politica”

Governo
Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ospite della trasmissione ''In mezz'Ora', Roma, 22 maggio 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Dal referendum costituzionale alle amministrative, passando per M5S, minoranza dem, Italicum e Verdini. Ecco cosa ha detto il ministro per le riforme ospite di Lucia Annunziata a ‘In mezz’ora’

“Se il referendum di ottobre dovesse andare male ci saranno altri, noi non andremo avanti con il nostro progetto politico. Faremo altro. Ma vinceremo e questo problema non si porrà”. Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi a ‘In 1/2 ora’ in onda su Rai3 ribadisce la posizione espressa più volte in questi giorni dal presidente del Consiglio e, sollecitata da Lucia Annunziata che le chiedeva se lascerebbe o meno la politica in caso della vittoria dei No al Referendum, risponde in maniera inequivocabile: “Sì, perché è giusto assumerci insieme le responsabilità di un progetto politico nel quale abbiamo creduto”.

“Noi siamo stati molto seri – aggiunge – e questo credo che sia un nuovo modo di fare politica. Ci siamo assunti un impegno per cambiare le cose, se non dovesse essere quello vogliono i cittadini come faremmo a restare?”.

E a chi parla di personalizzazione del referendum, la ministra dice: “Siamo i primi a dire che bisogna parlare nel merito: c’è chi vuole che nulla cambi, Di Maio e Salvini, e noi che invece vogliamo cambiare. Quando proponi un cambiamento così radicale ai cittadini, se i cittadini non condividono questo progetto come facciamo a non prenderne atto e a essere coerenti e seri?”

Anpi
Riferendosi poi alla posizione dell’associazione dei partigiani, che si sarebbe schierata per il no, Boschi afferma: “Come direzione nazionale, l’Anpi ha preso una posizione. Poi ci sono tanti partigiani veri, quelli che hanno combattuto, non quelli delle generazioni successive, che voteranno sì alle riforma. Anche nell’Anpi – ha aggiunto – ci saranno molti che voteranno sì. Come secondo me voteranno ‘sì’ tanti del Movimento 5 Stelle, di Forza Italia e della Lega”.

Amministrative
Sul voto di giugno, Boschi sottolinea quanto la partita sia importante, ma non legata al governo: “Noi del Pd ci stiamo impegnando per sostenere i nostri candidati. Ma non è voto sul governo: quello sarà nel 2018. Non è un caso che non sia un voto su un governo, ma sui candidati di quelle città. Ad esempio, a Roma io appoggio Giachetti, mentre la mia amica Beatrice Lorenzin appoggia Marchini”.

Verdini
Rispondendo invece alla domanda se l’alleanza con Verdini danneggiasse il Pd, il ministro mette in evidenza come le alleanze vengano fatte a livello locale: “È vero che in alcune città Ala è nostra alleata, ma è vero anche che in altre città non è così. Sceglieranno i cittadini, sceglieranno quelli di Napoli. Capisco che Verdini sia il leitmotiv che torna spesso – aggiunge ironicamente – lo stesso Verdini che, tra l’altro, quando era a votare il governo Letta non aveva tutte queste implicazioni. Può non essere nostro alleato solo se c’è un risultato netto del Pd che, lo ricordo, non ci fu con Bersani visto che prese il 25%. Anche per questo è importante votare Sì al referendum”.

Italicum
Alla domanda su una eventuale modifica della legge elettorale, Boschi risponde in maniera chiara: “No, l’Italicum non sarà rivisto. La legge elettorale l’abbiamo votata ed è una legge elettorale che funziona. Una legge elettorale che dà il premio alla lista e non alla coalizione garantisce stabilità ed evita che ci siano nuovamente governi tecnici e balneari”.

E a proposito dei dubbi della minoranza dem sul referendum, il ministro sottolinea: “I parlamentari del nostro partito le riforme le hanno votate per sei volte, non votare al referendum in modo coerente con quello che hanno fatto in aula credo sia difficile da spiegare ma non a noi, ai cittadini e alla loro coerenza”.

M5S
Infine, parlando del M5S mette in evidenza come stiano facendo molti errori: “Fanno tutto da soli. Messi alla prova dell’amministrazione delle città hanno seri problemi. La legge sui partiti il M5S non la vuole. La Raggi ha detto che in caso di vittoria si dimette se la Casaleggio Associati glielo chiede. E poi c’è un problema di democrazia interna. Hanno deciso chi deve succedere a Casaleggio solo in base al cognome, non c’è dibattito interno. Mi dispiace per chi ha votato per loro e gli ha dato fiducia”.

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