Borse, via alla fusione Francoforte-Milano-Londra. Altro che Brexit

Finanza
Borsa francoforte

La nuova società manterrà le sue sedi a Londra e Francoforte, Sul progetto, però, pesa l’incognita Brexit

Dopo tante avance e corteggiamenti la Borsa di Londra (gruppo a cui fa capo anche Borsa Italiana) accetta la proposta di matrimonio della Deutsche Boerse, la piazza finanziaria di Francoforte. Un matrimonio da circa 30 miliardi di euro, che darà luogo alla superborsa europea, una “fusione tra eguali” come l’hanno definita i ceo dei due gruppi, Carsten Kengeter e Xavier Rolet. Si tratta “della giusta operazione fatta al momento giusto”, mettono in evidenza i due amministratori delegati, da cui emergerà un colosso “leader a livello europeo”, “il più grande del mondo sulla base delle entrate pro-forma”, comunque un superlistino capace di fare concorrenza agli altri giganti azionari mondiali, a partire da Wall Street. Proprio dall’Ice, la società che controlla la borsa di New York, nei giorni scorsi, era partita una controfferta, che però non è riuscita a fermare l’operazione tutta europea. La sede sociale sarà Londra, ma il gruppo sarà a trazione tedesca, visto che gli attuali azionisti di Deutsche Borse deterranno il 54,4 per cento del capitale, mentre quelli del Lse il 45,6 percento. Le due società madri manterranno i relativi marchi.

Il rebus Brexit

La maggiore incognita che grava su questo progetto è quella di una possibile fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. I britannici saranno chiamati a votare sulla “Brexit” il 23 giugno. L’amministratore delegato di Deutsche Boerse, Carsten Kengeter ha assicurato che la nuova entità sarà “redditizia” quale che sia l’esito del voto. E che la fusione si farà comunque. Ma intanto è previsto un comitato paritetico delle sue società per studiare il da farsi in caso di Brexit. E soprattutto il manager ha dovuto ammettere che non è stato ancora stabilito se l’approvazione degli azionisti del Lse avverrà prima o dopo il referendum. Al tempo stesso, spingere sulla fusione prima del voto potrebbe in qualche modo mettere “spalle al muro” l’Antitrust Ue. Se anche stavolta Bruxelles mettesse i bastioni tra le ruote, rischierebbe di assumersi anche una pesante responsabilità politica, rischiando di accrescere la percezione di una Ue ostile agli occhi dei britannici. E l’esecutivo comunitario a guida Juncker ha certamente una spiccata sensibilità politica.

Vedi anche

Altri articoli