Borse in passione: grandinata estiva o tempesta tropicale?

Finanza
epa04890518 Traders work on the floor of the New York Stock Exchange (NYSE) during the  trading day in New York, New York, USA, 20 August 2015.  EPA/ANDREW GOMBERT

Le Borse mondiali bruciano 3.300 miliardi di dollari di capitalizzazione. Ma quali sono le cause di questo duro e spietato ‘panic selling’? Cosa dobbiamo aspettarci per le prossime sedute?

Le Borse mondiali hanno bruciato oltre 3.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. È questo il bilancio della spietata tempesta finanziaria che in questi giorni sta spaventando gli investitori delle sale operative dell’intero globo.

Il dj Stoxx 600 (l’indice che rappresenta il 95% della capitalizzazione dell’Unione europea) registra, durante la settimana appena trascorsa, la peggiore performance dal 2011 e un calo di oltre 10 punti percentuali rispetto ai livelli toccati a luglio. Dall’altra parte dell’Atlantico, soltanto negli ultimi cinque giorni di contrattazioni, lo Standard & Poor’s americano (l’indice che rappresenta i 500 titoli principali della Borsa statunitense) vede diminuire la propria capitalizzazione di 1.100 miliardi di dollari.

La conferma del nervosismo degli investitori arriva dal cosiddetto “indice della paura”. Il Vix (un indice che gli operatori del settore utilizzano per misurare l’incertezza e la volatilità dei mercati) registra il maggiore rialzo settimanale di sempre.

Ma quali sono le cause di questo duro e spietato ‘panic selling’? Cosa dobbiamo aspettarci per le prossime sedute? Le forti vendite sono iniziate subito dopo la decisione a sorpresa della Cina di svalutare la propria moneta e le ragioni sono da attribuire principalmente a due fattori: da una parte incide il timore per il rallentamento della locomotiva cinese, alimentato proprio dalla svalutazione dello yuan e confermato in parte da segnali macroeconomici del Dragone tutt’altro che positivi; dall’altra, pesano le incertezze della Banca centrale americana sul rialzo dei tassi d’interesse.

La Fed, proprio in virtù della manovra cinese, potrebbe infatti rimandare l’atteso cambio di passo di politica monetaria che normalizzerebbe dopo anni la propria economia. Un rialzo dei tassi, infatti, anche se doveroso e fisiologico, renderebbe più forte il dollaro americano provocando una frenata dell’export a stelle e strisce.

Se a questi due fattori di distorsione si aggiunge l’instabilità politica in Grecia e il crollo dei prezzi del petrolio (l’oro nero non subisce ribassi così lunghi dal 1986), e ancora, la svalutazione di valute emergenti (Kazakistan e Sud Africa) unita ai crescenti timori per un rallentamento della crescita globale, e se infine si condisce il tutto con la tipica speculazione estiva (alimentata dai bassi volumi di contrattazione di ferragosto) ecco spiegato come una pioggerella di vendite possa trasformarsi in una vera e propria tempesta tropicale.

Ora, bisognerà attendere le prossime sedute per capire se questa turbolenza estiva verrà interpretata dagli investitori come una ‘correzione’ tecnica da cui ripartire con acquisti (la tendenza primaria dei mercati rimane infatti rialzista) oppure se sarà l’inizio di un’inversione verso il basso.

E la risposta potrebbe arrivare da Wall Street, ruolo guida dei mercati globali che, come è noto, è in grado di influenzare con i suoi cambi di passo l’andamento delle altre Borse determinandone il nuovo senso di marcia. Trader, investitori e gestori d’oltreoceano dovranno in pratica chiedersi se sia finito o meno il rally che dai sei anni vede protagonisti gli indici di New York.

L’ottava che sta per cominciare (settimana di contrattazioni nel gergo finanziario) offre diversi market mover, eventi e dati in grado di muovere i listini. L’appuntamento più atteso dalla comunità finanziaria è previsto per giovedì 27 settembre, giorno in cui inizierà l’annuale simposio dei banchieri centrali di tutto il mondo (si terrà fino a sabato 29 a Jackson Hole, sulle montagne del Wyoming). Una conferenza da cui potranno uscire importanti dichiarazioni sulla tempistica del prossimo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Sempre giovedì è prevista anche la diffusione del dato sul Pil degli Stati Uniti.

Altri importanti market mover saranno la diffusione dell’indice Ifo in Germania (lunedì 24) e la fiducia dei consumatori Usa (martedì 25).

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