Borse, nel tentativo di recupero spicca Piazza Affari

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Tutti i principali listini continentali restano sulla parità a eccezione di Milano che registra la migliore performance d’Europa confermando il buon momento: nel 2015, tra le principali borse mondiali è stata la migliore

È un inizio d’anno eccentrico e all’insegna della volatilità per i mercati finanziari. Dopo il crollo globale di ieri, i listini del Vecchio continente restano quasi tutti sulla linea della parità a eccezione di Milano. L’incertezza e la tensione ancora dominano le scelte degli investitori e rendono vano (almeno per ora) il tentativo di riscatto. Non per Piazza Affari, però, che grazie alle performance di Fiat Chrysler e Ferrari, e sostenuta dalla corsa di Finmeccanica, si conferma maglia rosa d’Europa mettendo a segno un buon rialzo (1,2%).

Continua dunque il buon momento del nostro indice principale, il Ftse mib: nel 2015, nonostante la forte volatilità registrata nella seconda parte dell’anno, ha registrato la migliore performance tra le principali borse europee. D’altra parte, anche la discesa del famigerato (e ora non più temuto) spread, intorno a quota 100, è un testimone palese del ritorno agli investimenti verso il nostro Paese.

Tuttavia, a parte l’ottima performance del nostro indice, il resto delle Piazze europee non riesce a recuperare terreno. L’input delle vendite, come ormai noto, arriva dalla Cina dopo la diffusione di ieri del dato che testimonia la decima contrazione manifatturiera consecutiva per l’economia del Dragone. Una doccia fredda che ha provocato il cosiddetto ‘panic sell’, ossia una vendita dettata soprattutto da incertezza e speculazione. Un tonfo simile a quello visto qualche mese fa, a luglio, quando la Banca centrale cinese aveva svalutato per ben tre volte (in soli tre giorni) lo yuan portando, anche in quel caso, nervosismo e timore nelle sale mercati.

Per placare la tempesta, oggi la banca centrale della Cina ha iniettato nel sistema 20 miliardi di dollari (130 miliardi di yuan), la maggiore immissione di liquidità da settembre scorso. Una mossa soprattutto psicologica, secondo alcuni addetti ai lavori, ma che ha comportato almeno per la seduta odierna (in Asia ora i mercati sono chiusi) una chiusura in leggero rialzo per l’indice di Shanghai.

Ma i dati economici, deboli, che provengono dall’Asia, non sono l’unica preoccupazione. Accanto all’esitazione della seconda economia al mondo c’è soprattutto la crisi geopolitica in Medio Oriente, che sta pesando prepotentemente sull’andamento dei listini per via dei continui ribassi del petrolio.

E poi c’è il caso Volkswagen. Il titolo ha perso oltre 5 punti percentuali, lasciando sulla parità Francoforte e l’intero settore dell’auto a causa dell’azione legale avviata ieri dal governo degli Stati Uniti dopo lo scandalo “dieselgate”. Secondo Marketwwatch (sito online del gruppo Wall Street Journal) la multa nei confronti della casa automobilistica tedesca potrebbe arrivare addirittura a 45 miliardi di dollari.

Nel frattempo oggi è stato diffuso anche il dato preliminare sull’inflazione nell’eurozona relativo a dicembre: l’indice dei prezzi al consumo si è attestato a +0,2% annuo, in linea con il dato precedente, ma sotto le attese di un aumento dello 0,3%. Sotto le attese anche l’inflazione core (quella che non tiene conto dei beni energetici e alimentari) a +0,8% dal precedente +0,9%. Dati che testimoniano un funzionamento soltanto in parziale del Quantitive easing introdotto dalla Bce, destando ulteriore incertezza sul futuro dell’economia del Vecchio continente.

Tuttavia, secondo gli amanti delle statistiche, gli investitori non dovrebbero avere nessuno motivo per scoraggiarsi: se si confrontano infatti le prime due settimane di ognuno degli ultimi dieci anni, si nota come spesso i primi giorni di gennaio abbiano un andamento opposto a quello del resto di ogni anno.

Rimane comunque tensione nelle sale dei mercati, l’emotività negativa persiste. Per questo non resta che attendere la chiusura degli indici americani, che dopo l’apertura delle 15,30 intorno alla parità è ancora in cerca di una direzione. È proprio da lì che potrebbe arrivare un cambio di passo, un’inversione di tendenza. Wall Street, infatti, con il ruolo suo guida ormai riconosciuto dai mercati globali, potrebbe essere l’unico fattore in grado di influenzare l’andamento di tutte le altre Borse, determinandone così un nuovo senso di marcia.

 

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