Piazza Affari perde il 3,5%. Non si ferma la crisi dei titoli bancari

Banche
Milano, 18 giu. (TMNews) - Piazza Affari torna al centro delle vendite, nonostante i risultati incoraggianti delle elezioni in Grecia. L'indice principale Ftse Mib ha perso il % a punti. Le tensioni si sono riversate anche sui nostri titoli di Stato, con lo spread tra Btp e Bund decennali che ha chiuso in area punti rispetto ai 449 punti della chiusura di venerdì.

Borse europee in frenata. Milano resta la più bastonata dalle vendite: l’intesa con l’Ue sulle sofferenze bancarie sembra non aver conquistato gli investitori

Sembrava una giornata di ribassi contenuti per Piazza Affari, almeno fino a metà mattinata. Intorno a mezzogiorno, invece, si è scatenata una nuova pioggia di vendite sul nostro listino, soprattutto sul comparto bancario che è arrivato a perdere addirittura 6 punti percentuali. I peggiori istituti di credito del listino sono le popolari con Bpm (-9,8%) e Bper (-7,5%) mentre Mps cede il 7,8% e Unicredit il 6,5%.

Seduta di forti vendite anche per Fca (-7,2%) e Telecom Italia (-6%) che scivola  insieme a tutto il comparto tlc in Europa. Con il recupero del prezzo del greggio, invece, i titoli del comparto petrolifero tengono botta, con Eni (+0,2%), Tenaris (+0,3%) e Saipem (3%).

Il nostro listino principale, il Ftse mib, nel corso della seduta è arrivato a perdere quasi il 4%. Non è bastato il breve tentativo di rialzo di Wall Street favorita dal rimbalzo del greggio (l’apertura per gli indici di New York è stata positiva soltanto per qualche minuto). Certo, il nostro listino non è l’unico a viaggiare nella zona dei ribassi: solo per citarne uno, l’indice che rappresenta le 50 maggiori azioni dell’eurozona, l’Eurostoxx 50, ha chiuso le contrattazioni con un -2,10%. E ancora, il Dax tedesco ha segnato una perdita di 2,44%. Tuttavia, una pressione sui bancari a Piazza Affari è lampante e innegabile. L’indice settoriale delle banche è sceso fino a quota 11.500 punti, mai così in basso da inizio ottobre 2013.

Insomma, l’intesa con l’Ue sulle sofferenze bancarie sembra non aver conquistato gli investitori, che vedono ancora alcune criticità sulle garanzie che dovranno essere date ai crediti deteriorati e temono quindi che la soluzione trovata a Bruxelles non sia sufficiente a risolvere l’anomalia dei nostri istituti. Se poi a queste incertezze si aggiungono le crescenti previsioni negative per l’economia globale, il risultato è quello dei segni rossi, ovunque.

 

Soltanto ieri sera la Fed americana ha ammesso un “rallentamento” della crescita (per questo ha mantenuto invariati i tassi) provocando un pesante ribasso a Wall Street e il successivo tonfo a Shanghai (-2,9%). E quando al di là dell’Oceano tutto crolla, si sa, i listini del Vecchio continente non possono non risentirne.

Vedi anche

Altri articoli