Boris Johnson, dietro la gaffe sul Prosecco l’incapacità di immaginare la Brexit

Brexit
epa05625995 British Foreign Secretary Boris Johnson and Serbian Prime Minister Aleksandar Vucic (not pictured) address the media in Belgrade, Serbia, 10 November 2016. British Foreign Secretary Johnson is on a one-day official visit to Serbia.  EPA/ANDREJ CUKIC

Il capo del Foreign Office britannico protagonista di uno scambio surreale con il ministro Carlo Calenda, chiuso con le scuse ufficiali di Londra

In attesa di capire quali saranno le conseguenze economiche della Brexit sul medio-lungo periodo, possiamo già misurare quelle che sono le conseguenze politiche. E le notizie, per i sudditi della Regina Elisabetta, non sono buone. Il governo messo in piedi dopo il nefasto referendum che ha decretato l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea sta inanellando una gaffe dietro l’altra, mettendo in luce una spregiudicatezza decisamente inadeguata per gestire un momento di transizione così complicato.

trump-borisIl simbolo di questa inadeguatezza, nelle ultime ore, ha un nome, un cognome e un profilo ben preciso. L’ex sindaco conservatore di Londra, paladino della Brexit, in predicato da anni di diventare leader dei Tories, acerrimo nemico di David Cameron e indicato come suo probabile successore a Downing Street fino al sorprendente passo indietro a favore della placida Theresa May. Al secolo Boris Johnson, l’uomo raffigurato in un graffito di Bristol in un bacio appassionato con Donald Trump, cui è stata affidato il Foreign Office, il ministero degli Esteri del Regno Unito.

Il biondo capo della diplomazia britannica (che è tutto fuorché un diplomatico) si è coperto di ridicolo nei giorni scorsi per uno scambio di battute con il ministro dello Sviluppo economico italiano Carlo Calenda. “Noi vogliamo avere accesso al mercato comune senza farvi concessioni sulla libertà di circolazione per gli immigrati”, ha detto Johnson. “Senza libera circolazione, non se ne parla neanche”, ha replicato Calenda. “Ah sì? Ma voi italiani – incalza il vulcanico ex primo cittadino della Capitale inglese – vendete un sacco di Prosecco in Gran Bretagna e ci darete libero accesso al mercato comune perché non volete perdere le vostre esportazioni nel nostro paese”. “Può darsi che noi perderemo un po’ di esportazioni di Prosecco – chiude Calenda – ma voi perderete le esportazioni di fish and chips. Con la differenza che noi perderemo le esportazioni in un paese, voi le perderete in 27 paesi”.

Un dialogo paradossale, visto che, in effetti, il Prosecco è un’eccellenza italiana che viene esportata in tutto il mondo, mentre il fish and chips è un piatto che (per fortuna) viene consumato quasi esclusivamente dentro i confini del Regno. Una risposta ironica ma significativa, quella di Calenda, che ha giudicato “insultante” il riferimento di Johnson al famoso vino con le bollicine, come a voler dire che l’Italia esporta solo prodotti gastronomici.

Un modo come un altro per capire che la strategia britannica, in vista dell’inizio dei negoziati sulla Brexit, fa acqua da tutte le parti (come già aveva fatto notare Angela Merkel alla stessa May). Chiudere le porte alla libera circolazione delle persone e pretendere, al tempo stesso, di restare nel mercato unico europeo è una posizione irricevibile per il resto dei Paesi membri. E minacciare di fermare l’import di prodotti Ue in Gran Bretagna – a fronte delle conseguenze ben più gravi per l’export di Londra verso il resto dell’Europa – è una mossa che si commenta da sola.

Tant’è che in patria i media più autorevoli si sono scagliati contro Johnson, che, come fa notare il Guardian, è stato ridicolizzato dai ministri europei dopo il prosecco claim. A chiudere l’infausta vicenda è arrivata una nota del Foreign Office che si scusa per quanto successo. Forse la prossima volta qualche esperto funzionario britannico darà qualche consiglio preventivo al buon Boris.

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