Il caso Bondi. “Voglio essere dimenticato”: ma perché non lascia il Parlamento?

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Drammatica intervista a Repubblica: “Berlusconi? E’ come il conte Ugolino”

Che personaggio, Sandro Bondi. Almeno, fa di tutto per sembrare un personaggio. Era un cortigiano, ora è un agnello sacrificale. Un esule, anzi. Vuole essere dimenticato: per lui – fa capire – non ci sarà futuro politico (un po’ di presente politico però sì dato che rimane in parlamento).

Bondi va con Verdini. Lo avevamo commentato nei giorni scorsi: ma oggi quello che fa impressione è il livore verso l’ex Capo.

La parabola bondiana giunge dunque oggi al suo punto più drammatico con un’intervista a Repubblica nella quale sferra un attacco violento e rancoroso alla sua ex stella polare, Silvio Berlusconi che – dice –  “potrebbe essere paragonato al Conte Ugolino che nella Divina Commedia divora il cranio dei suoi figli. E questo riferimento culturale è in fondo lusinghiero, perché lo sguardo di Ugolino verso i figli è di disperazione, mentre quello di Berlusconi è quasi intinto di sadismo. In realtà sono giunto alla conclusione che non vi è alcuna grandezza tragica in lui”.

Il rapporto con Berlusconi descritto da Bondi sembra proprio quello che si ha con un padre a cui si riconosce in egual misura affetto e severità. Berlusconi, afferma Bondi, “ci lasciava giocare con la politica e con le idee, fino a che non toccavamo la sostanza dei suoi interessi e del suo potere. Ricordo che, quando ero ministro, osai parlare di un canale televisivo pubblico dedicato alla cultura senza pubblicità. Subito, il pur mite Fedele Confalonieri mi redarguì bruscamente”.

Bondi rivela poi che ci fu una riunione a Palazzo Grazioli al culmine dell’ultimo governo Berlusconi, nella quale “ci fece preliminarmente ascoltare in viva voce ciò che ne pensavano Ennio Doris di Mediolanum e l’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel. In questo modo eravamo messi sull’avviso della sua decisione”: “Entrambi sostennero che la situazione economica e finanziaria del paese era disperata e non vi era altra possibilità che quella di dare vita a un governo tecnico sostenuto anche da Forza Italia”.

Andrà con Renzi, adesso? “No, grazie. Voglio essere dimenticato”.

 

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