Bologna 2 agosto 1980, il ruolo della P2 dietro la strage

Strage di Bologna
Un momento delle celebrazioni per il trentacinquesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, Bologna, 2 agosto 2015.ANSA/GIORGIO BENVENUTI

“Alto tradimento”: un libro a più mani racconta la guerra segreta agli italiani. Anche in Piazza Fontana una strategia precisa. Pubblichiamo la prefazione di Paolo Bolognesi

Durante un intero ventennio, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, l’Italia è stata ostaggio di un golpe permanente, finanziato e attuato con omissioni, false informative e distruzione di prove, ampi settori di apparati militari che avrebbero dovuto difendere lo Stato che rappresentavano si sono attivati per garantire l’impunità di mandanti ed esecutori degli eccidi, affossando le indagini o consegnandoci esiti giudiziari intossicati. Occultamenti che oggi stiamo smascherando uno ad uno.

Come l’insabbiato percorso di un documento sequestrato a Licio Gelli al momento del suo arresto a Ginevra, nel 1982, scritto di suo pugno, con l’intestazione “Bologna” seguita da un numero di conto corrente di una banca svizzera. In questa sorta di contabile o promemoria, si indica un finanziamento avvenuto subito prima e subito dopo la strage del 2 agosto 1980, in favore di più persone, per una cifra di oltre 15 milioni di dollari: la stessa cifra che il banchiere Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, prima di essere ucciso dichiarò provenire dai servizi segreti statunitensi. Il banchiere ne parlò durante una conversazione con Flavio Carboni, registrata da quest’ultimo. L’appunto sequestrato a Gelli venne acquisito dai magistrati milanesi che conducevano l’inchiesta sulla bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano – reato per il quale anche Gelli fu condannato definitivamente – e poi trasmesso per competenza ai giudici di Roma, ma del suo contenuto non ne furono mai informati i giudici di Bologna che indagavano sulla strage.

Il documento si perderà nei corridoi giudiziari, e di esso nessuno chiederà più conto a Gelli. Riemerso solo grazie all’accurata ricerca dei consulenti dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980: ricerca riassunta in una memoria consegnata, nel 2013, al vaglio della magistratura perché indaghi sul possibile ruolo di Gelli quale mandante della strage. Questa scoperta documentale è il fondamentale punto di partenza della ricostruzione, operata in questo libro, che punta a individuare l’identità e l’operato dei burattinai e della manovalanza della strategia della tensione, e degli strateghi del golpe permanente, utilizzato come pressione destabilizzatrice continua: dal progettato “rumor di sciabole” del Piano Solo del generale Giovanni de Lorenzo, al quasi riuscito golpe di Junio Valerio Borghese fino a quello progettato da Gelli nel 1981 – come egli stesso ammise nel 2013 – annullato dopo la scoperta degli elenchi della P2.

Dalla strage di piazza Fontana alla strage di Bologna, analizzando anche il delitto di Piersanti Mattarella, erede politico di Aldo Moro, è documentata l’azione di regia, copertura e depistaggio condotta da strutture segrete come l’Anello, Gladio, “il comitato segreto ristretto” affidato inizialmente al colonnello Renzo Rocca. Sono provati i finanziamenti occulti elargiti dai maggiori gruppi industriali italiani alle organizzazioni del terrorismo neofascista di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, controllate e protette dai servizi segreti italiani e statunitensi. Sono provati i collegamenti tra costoro e il cosiddetto “spontaneismo armat o”dei Nardi Valerio Fioravanti, e la collaborazione criminale tra destra eversiva, Cosa Nostra e Banda della Magliana. A garanzia del sistema golpista, il sostegno atlantico fu garantito – come recenti documenti desecretati dimostrano – ad azioni sovversive e di colpo di Stato pur di evitare che il Partito Comunista divenisse forza di governo, ipotesi che non poteva convivere con il ruolo dell’Italia nella Nato. E dall’azione di Gelli che, su commissione statunitense, utilizzò la loggia segreta P2 come struttura trasversale per tutelare l’operatività della strategia della tensione, attraverso l’infiltrazione e il controllo dei vertici politici, militari, economici del Paese.

Sono occorsi decenni per illuminare questa importante parte della nostra Storia che ha visto attivarsi indisturbati poteri e potenze. Solo di recente, grazie a un’analisi incrociata dei documenti acquisiti negli ultimi anni da diverse procure e di quelli provenienti dagli archivi di Stato inglesi e statunitensi, abbiamo raggiunto una conoscenza più ampia di quella “guerra non ortodo ssa”che sequestrò la democrazia italiana utilizzando l’arma destabilizzatrice di golpe e stragi. Una verità ricostruita pazientemente, tassello per tassello, che illumina l’identità degli eversori occulti, i protagonisti dei “livelli politici”e finanziari che hanno gestito il terrorismo, continuando, se non rafforzando, le proprie carriere indenni, coperti dai depistag gi. U n’azione criminale articolata, ma sistematicamente dichiarata non perseguibile, a meno che non la si ritenga parte integrante dei più gravi delitti di insurrezione armata contro lo Stato e di alto tradimento. Nel codicepenale italiano il reato di depistaggio non è mai esistito come condotta autonoma e distinta. Per chi depista, è prevista una semplice condanna per i reati di falsa testimonianza, calunnia, soppressione o omissione di atti d’ufficio. Un vuoto normativo paradossale che, nei decenni, ha continuato a tutelarel’impunità dei colpevoli a discapito del diritto alla giustizia dei cittadini. Una grave lacuna che, già nelle precedenti legislature, si è tentato di colmare con proposte di legge che, però, non sono mai arrivate all’esame dell’aula.

Nel 2013, come primo firmatario, ho presentato un nuovo testo normativo che introduce il reato penale di inquinamento processuale e depistaggio perseguendo chiunque occulti, distrugga, ometta qualsiasi elemento utile alle indagini, con una condanna che può arrivare fino a dodici anni di carcere e la previsione di un’aggravante se è un pubblico ufficiale. Votato dalla camera dei deputati il 24 settembre 2014, dopo due anni di battaglie, sollecitazioni e appelli, il testo è stato licenziato dal senato il 26 maggio 2016. È un risultato che condivido con tutte le Associazioni dei familiari delle vittime di terrorismo e stragi di tale matrice. Adesso attendiamo un rapido voto dell’aula perché sia approvato definitivamente. L’introduzione di questo reato rappresenterà una svolta storica per il Paese, un taglio netto con l’impunità garantita fino ad oggi a chi ha coperto le responsabilità di esecutori e mandanti. Leggendo questo libro si rafforza la consapevolezza che se, nel ventenniodel golpe permanente, il depistaggio fosse già stato un reato penale, la Storia avrebbe potuto seguire un percorso diverso, di garanzia e tutela della democrazia e dei suoi cittadini dall’attacco continuo del potere occulto ed eversivo.

 

(Nella foto un momento delle celebrazioni per il trentacinquesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, Bologna, 2 agosto 2015. ANSA/Giorgio Benvenuti)

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