Bob Dylan, il poeta innovatore. Tra rock, mito e religione

Cultura
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Novello premio Nobel alla letteratura, l’opera del folksinger è allo stesso tempo racconto leggendario e mito delle radici, patrimonio “classico” dell’intera civiltà americana

Bob Dylan è il cantore di una mistica tutta americana, che è al tempo stesso racconto leggendario e mito delle radici, e che oggi, con l’assegnazione del premio Nobel al cantautore, viene ufficialmente riconosciuta come patrimonio culturale “classico”.

Nato come folksinger politicizzato per poi diventare il traghettatore della musica rock nel territorio dell’arte più creativa e personale, Dylan è capace di elaborare una forma artistica che connette poesia, religione e letteratura: un linguaggio che diviene la vera e propria incarnazione dello spirito dei tempi, ben oltre le contingenze storiche. Il suo simbolismo ora profetico, ora apocalittico, spesso imbevuto di spiritualità, è pervaso da un legame arcaico con le radici della sua terra: radici che vengono letteralmente “inventate” (nella duplice accezione di create e scoperte) dal cantante, capace di dare corpo a una mitologia fondativa edificata sui riferimenti alla Bibbia e sulle leggende di Frontiera, sul linguaggio epico di Walt Whitman e su quello immschermata-10-2457675-alle-15-59-19aginifico di Allen Ginsberg. Più di una generazione di giovani trova nei versi vaticinanti del musicista la manifestazione di una verità finalmente svelata e priva di filtri: una narrazione che sembra diretta emanazione di un passato pulsante e verace.

Nel film dei fratelli Coen “A proposito di Davis”, che racconta le vicende di uno sventurato folksinger nella scena newyorkese dei primi anni sessanta, Dylan è il convitato di pietra, e la sua non-presenza – il suo personaggio appare a margine della scena solo a fine pellicola – fa da contraltare alla presenza costante e priva di slanci del protagonista. Ne viene fuori, paradossalmente, una delle rappresentazioni più fedeli di ciò che l’artista è stato per un’intera epoca: una sorta di alieno, inclassificabile ma allo stesso tempo catalizzatore delle masse. La sua perfetta atipicità musicale, messa in risalto da un tono di voce sgraziato e apparentemente distante (più da bluesman alienato che da folksinger); le sue sistematiche rotture con il passato (come quando al festival di Newport del 1965 osò “sporcare” il folk con le chitarre elettriche, attirandosi gli anatemi dei puristi); le sue reiterate sparizioni dalla scena, gli conferiscono caratterizzazioni che eccedono la semplice presenza fisica, trasfigurandolo quasi al rango di creatura mitologica.

E in questo contesto nascono alcuni degli album e delle canzoni che rivoluzioneranno per sempre la storia della popular music contemporanea. Ne abbiamo scelte 3, senza nessuna pretesa di esaustività, tra quelle che più hanno inciso sulla nostra epoca e che, rimanendo fedeli alla motivazione con la quale gli è stato assegnato il Nobel (“avere creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione della canzone americana”) spiccano per rilevanza lirica e poetica.

 

Blowin in the wind

La canzone pacifista per eccellenza. Bob Dylan si appresta a diventare l’eroe della controcultura che negli anni successivi avrebbe ripudiato il Vietnam e la guerra fredda; il lirismo che predilige il verso poetico alla fredda esposizione dei fatti si rivela uno strumento molto più affilato per fare breccia nelle masse rispetto alla retorica della canzone di protesta tradizionale. La risposta su quando l’uomo imparerà a ripudiare la guerra, per Dylan, soffia nel vento, e questo suona molto più onesto e rivelatore di qualsiasi proclama politicizzato.

 

Subterranean Homesick Blues

Parlavamo prima dell’indole cangiante di Dylan e delle sue continue innovazioni. Il momento più spiazzante per i fan è il suo votarsi all’elettricità, contaminando il folk con le chitarre abrasive e dando la stura a quello che è a tutti gli effetti un frenetico talking blues, attraverso il quale articolare un vorticoso flusso di parole. Metafore, immagini a ripetizione e brevissimi frammenti surreali sparati da una mitragliatrice di parole: nella sua dinamica convulsa e vorticosa Subterranean Homesick Blues è una lontana antenata del rap.

 

Visions of Johanna

Una delle composizioni più acclamate di tutta la produzione di Dylan, Visons of Johanna rappresenta un vertice creativo e un perfetto esempio di quali siano i motivi, formali e testuali, attraverso i quali si struttura la poetica del Dylan più lirico e ispirato. L’ambivalenza, l’allusività, il mistero; un misto di tematiche biografiche, riferimenti letterari più o meno espliciti (da William Blake, a T.S. Eliot) e una vivida caratterizzazione di spazi, luoghi, tempi, situazioni ed esseri umani: il tutto confluisce in quella grande narrazione mitologica che è l’autorappresentazione che l’America fa di se stessa attraverso le più ispirate opere d’arte del secolo scorso.


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