Blackrock e gli altri: perché Renzi cerca un rapporto con la finanza mondiale

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Sin dall’inizio del suo mandato il premier è riuscito a costruire un asse con investitori americani e non solo: “Siamo la più grande sorpresa d’Europa. E le nostre riforme aprono spazi”

“Sono molto, molto soddisfatto”. L’incontro con gli investitori americani è appena terminato e Matteo Renzi s’infila in macchina per raggiungere il Palazzo di Vetro, dove si svolge l’assemblea generale dell’Onu, alla quale interverrà domani. Si lascia così alle sue spalle il grattacielo sulla 52esima strada, all’interno del quale ha cercato di convincere i ricconi made in Usa a sostenere con i loro capitali le imprese italiane. “C’è un clima di ritrovata fiducia verso l’Italia”, ha spiegato poco dopo. Tra i presenti all’appuntamento c’erano il re degli hedge fund John Paulson, Peter Hancock (Aig), Greg Fleming (Morgan Stanley), l’ad di Pepsi, Indra Nooyi, e quello di Bank of America, Brian Moynihan. Ma soprattutto c’era il padrone di casa, Larry Fink: il numero uno di Blackrock.

A loro il premier italiano è andato a dire che il suo governo ha già realizzato il 90% delle cose che lui stesso aveva pronunciato lo scorso anno proprio a quegli stessi investitori, nel corso della sua visita newyorkese. Per questo possono avere fiducia nel nostro Paese e nella ripresa economica che sarà in grado di mettere in moto: “Il mondo guarda all’Italia e alle sue enormi potenzialità – garantisce Renzi – smettiamola di piangerci addosso e rimbocchiamoci le maniche”. Un messaggio che già ha trovato riscontro sul piano politico, con gli attestati di stima che sono giunti allo stesso premier e al ruolo dell’Italia nel panorama mondiale da parte di Bill Clinton e Matt Browne.

“Che l’Italia sia stimata all’estero è un fatto positivo ma non riguarda me – ha detto il premier da New York – l’Italia non è più vista come soltanto un meraviglioso luogo di vacanze, ma come la più grande sorpresa d’Europa”. Il livello politico e quello economico sono strettamente collegati e Renzi lo sa bene: sia sul piano interno che su quello internazionale, il suo successo personale e quello del suo governo sono inevitabilmente legati alle capacità di rilanciare economia e occupazione. Per questo la visita di oggi assume un’importanza strategica. “L’idea che noi finalmente, dopo tanto tempo, non siamo più il problema dell’Europa ormai è assodata, plastica, a questi tavoli – ha puntualizzato – per molti di loro alcune scelte, come il decreto sulle banche popolari, è il segnale che il mercato è aperto. Non ci sono più rendite di posizione e il fatto che non ci sono più sempre i soliti che governano l’economia apre possibilità”.

Anche per questo, il presidente del consiglio è stato accolto nel tempio della finanza mondiale. Blackrock è, infatti, la più grande società di investimento del mondo, in grado di controllare un patrimonio di oltre 4mila miliardi di dollari, investiti in tutto il pianeta. Per avere un’idea, stiamo parlando di una cifra praticamente doppia rispetto all’intero debito pubblico italiano. E solo Cina, Usa e Giappone hanno un Pil superiore al suo capitale.

Nel nostro Paese, detiene quote azionarie di Unicredit, Intesa-SanPaolo, Montepaschi, Fiat, Telecom e altri. Ma è presente anche in società a partecipazione pubblica come Eni, Enel, Finmeccanica, Terna e sarebbe interessato a ulteriori privatizzazioni (Poste, ad esempio). Azioni comprate mentre ancora la crisi ci colpiva, quindi a costo basso, e il cui valore è ora destinato a crescere. Proprio Blackrock, insieme a George Soros, è stata tra le prime a scommettere sull’Italia, dando l’esempio ad altri fondi e aziende che l’hanno seguita. Come dall’estero sono arrivati i primi segnali del crollo finanziario in casa nostra, dall’estero sono giunti i primi segnali che hanno favorito la ripresa.

Il rapporto con Renzi non è casuale, né improvviso. Nell’aprile 2014, Blackrock ha prima partecipato all’incontro dell’allora neo premier italiano con gli imprenditori della City londinese e poi ha tenuto proprio in Italia la sua convention annuale, nell’ambito della quale Renzi ha ricambiato la visita a Larry Fink, ricevendone sostegno e incoraggiamento. Il rapporto si è poi consolidato durante l’incontro che i due hanno avuto a metà giugno all’interno del Padiglione Italia, a Expo. Poi, l’incontro a New York che è stato replicato oggi.

 

 

(foto Flickr – UCLA Anderson)

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