Black Mirror, il futuro come scenario di antiche ossessioni

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È arrivata su Netflix la terza stagione di Black Mirror, che ci svela un futuro possibile e tetro ma anche le antiche ossessioni che accompagnano l’uomo dalla notte dei tempi

Nonostante il nostro orgoglio nazionalistico possa farci pensare il contrario, non è The Young Pope di Paolo Sorrentino il serial/evento di questi giorni; Netflix, infatti, ha reso disponibile ai suoi abbonati le nuove puntate di Black Mirror, quella che ad oggi è forse la serie più rilevante degli ultimi anni. Ideata e prodotta dallo sceneggiatore britannico Charlie Brooker, che ha scritto quasi tutti gli episodi (autoconclusivi) andati in onda fino ad ora, Black Mirror continua sul filone delle prime due stagioni, raddoppiando le puntate (6 episodi) e pigiando ancora di più l’acceleratore su una narrazione del futuro tetra e dominata da un progressivo e totalizzante avanzamento tecnologico.

Distopia, fantascienza, horror, fantasy; dietro tutte le etichette che sono state accostate alla serie, si cela il sentore di una vena profetica che innerva le vicende rappresentate: dal racconto di un mondo in cui il valore degli individui viene misurato tramite like ottenuti su un social network a quello di forme di dominazione informatica della mente umana, tutti gli scenari narrati contengono un gradiente di realtà “potenziale” capace di farci rabbrividire. Ma oltre a dar corpo a un futuro molto plausibile, grazie a una scrittura d’altissimo livello, Black Mirror sembra aver compreso qualcosa di essenziale anche del nostro presente e del nostro passato.

"San Junipero", il quarto episodio della terza serie di Black Mirror

“San Junipero”, il quarto episodio della terza serie di Black Mirror

Per prima cosa, ha intuito il fatto che la nostra epoca rappresenti un forte elemento di discontinuità rispetto a quelle precedenti; proprio negli anni ottanta è stata avanzata l’ipotesi scientifica che ci troviamo in una nuova era geologica, l’Antropocene, in cui è l’uomo, con le sue azioni, a determinare la struttura (dalle modificazioni del clima a quelle del territorio) del mondo in cui viviamo. La capacità dell’uomo di plasmare, e in in certo senso di creare, quello che ci circonda incide profondamente sul concetto che abbiamo della realtà. Un dato molto rilevante della nostra contemporaneità è infatti quello di avere a che fare con un mondo sempre più dominato da essenze impalpabili ma fondamentali per la vita di ogni giorno: dalle reti telematiche ai nostri avatar su internet, dalle suggestioni di mondi virtuali alla scienza della materia incommensurabilmente piccola; tutti segnali che ciò che esiste, e che incide profondamente sul nostro vissuto, non è più qualcosa di semplicemente e materialmente presente “qui ed ora” con la sua fisicità ben ancorata allo spazio tempo.

E questo discorso ci porta alla seconda intuizione di Black Mirror; nella nostra contemporaneità, in cui ciò che è più vero spesso si sottrae alla presenza, è impalpabile e non si vede, viene rimesso totalmente in discussione un problema molto antico: quello che cerca di delimitare i confini della realtà in rapporto all’apparenza. Sul continuo gioco di fluidificazione di questi due poli opposti, si reggono quasi tutte le sei puntate di questa terza serie, in ognuna delle quali l’uomo cerca faticosamente di orientarsi su cosa sia vero e cosa sia finzione. Nella prima puntata la questione riguarda quali siano i valori a cui appigliarsi se il luogo in cui il valore viene socialmente riconosciuto è virtuale; nella seconda, fino a che punto sia lecito utilizzare la tecnologia per simulare la realtà; nella quarta, quale luogo sia idoneo a ospitare un amore, se quello della propria esistenza materiale oppure un possibile “mondo altro” da individuare nei decenni passati.

“Ciò che è pensabile è possibile”, scriveva il filosofo Wittgenstein in una proposizione del suo Trattato logico-filosofico. Tutti questi scenari di Black Mirror sono pensabili, e quindi possibili, perché iscritti nel nostro presente, ma anche nel nostro passato. In questo senso, l’ansia che ci provocano non è data solamente dal salto nel buio verso un futuro che preferiremmo forse non conoscere, ma è anche il portato di un pensiero che ci accompagna dalla notte dei tempi. Quello di non essere in grado di distinguere la vera realtà e, di conseguenza, la nostra essenza di esseri umani.

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