Bimbi morti di freddo. Oggi vertice straordinario Ue su Schengen

Immigrazione
ARCHIVIO A man carries a child as they try to reach a shore after falling into the sea while disembarking from a dinghy on which they crossed a part of the Aegean sea with other refugees and migrants, from Turkey to the Greek island of Lesbos, on Sunday, Jan. 3, 2016. More than a million people reached Europe in 2015 in the continent's largest refugee influx since the end of World War II. Nearly 3,800 people are estimated to have drowned in the Mediterranean last year, making the journey to Greece or Italy in unseaworthy vessels packed far beyond capacity. (ANSA/AP Photo/Santi Palacios)

Nel naufragio al largo della Turchia, tra le vittime diversi bambini e una donna incinta.

Il nuovo anno dei migranti che attraversano l’Egeo si apre con un’altra strage. Dopo la morte tre giorni fa di Khalid, il piccolo siriano di 2 anni prima vittima nel 2016, la scorsa notte due naufragi hanno causato la morte di almeno 36 persone nelle acque tra Turchia e Grecia. Tra loro diversi bambini e una donna incinta. Un bilancio tragico che potrebbe aggravarsi ancora, visto che nel mare grosso proseguono le ricerche dei dispersi e il numero esatto dei migranti a bordo dei barconi affondati resta incerto.

Secondo i media locali la guardia costiera turca è riuscita a trarre in salvo un totale di 68 persone, alcune in mare aperto mentre altre erano riuscite ad arrampicarsi sui frangiflutti nei pressi della costa. Molti dei naufraghi salvati sono stati trasferiti in ospedale in stato di ipotermia. Tre mezzi navali e un elicottero sono stati inviati nella zona alla ricerca dei dispersi. Il timore, sostengono le autorità turche, è che altri cadaveri possano emergere nelle prossime ore.

Muore bimbo di 4 mesi

E sempre in Turchia, nella provincia sudorientale di Batman, un piccolo profugo siriano di 4 mesi è morto di freddo nella tenda in cui si era rifugiata la sua famiglia. Secondo quanto riportato dai media locali, nell’abitazione di fortuna non c’erano riscaldamento né elettricità. “Siamo scappati dalla morte, ma il nostro bambino è morto congelato qui”, ha detto il padre, chiedendo l’aiuto delle autorità turche per un altro suo figlio di 3 anni.

I numeri delle tragedie del mare

Le cifre delle tragedie sulla rotta della disperazione che dalla Turchia porta alle isole greche continuano quindi a crescere. Nel 2015 in quel tratto di mare la guardia costiera di Ankara ha soccorso 91.611 migranti, con un aumento annuo del 570%. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni lo scorso anno le vittime nell’Egeo, attraversato da quasi 850mila persone, sono state 805. Un numero che già nei primi giorni del 2016 torna drammaticamente a crescere.

Vertice a Bruxelles

Dietro le tragedie che non si fermano, crescono però le divisioni nell’Unione europea sui temi della sicurezza legati all’afflusso di profughi dalle aree di guerra. “Schengen è sotto pressione. Stiamo lavorando per riportare la situazione alla normalità attraverso una serie di misure. Ma nessuno ha la bacchetta magica”, ha detto il portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas. Per la salvaguardia dell’area di libera circolazione occorre “un efficace controllo delle frontiere esterne”. La decisione dei governi svedese e danese di reintrodurre i controlli alle frontiere in deroga temporanea a Schengen ha spinto il commissario agli Affari interni e all’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, a convocare un vertice ristretto per domani a Bruxelles.

Schengen a rischio

Alla riunione sono stati invitati i ministri svedese e danese all’Immigrazione, Morgan Johansson e Inger Stojberg, e il segretario di Stato agli Affari interni del governo tedesco, Ole Schroeder. L’obiettivo del commissario Avramopoulos, ha spiegato il portavoce Schinas, è quello di “migliorare il coordinamento fra i Paesi coinvolti per assicurare una miglior gestione della pressione migratoria”. Nel frattempo, la Commissione ha avviato “un esame approfondito” sulle decisioni annunciate ieri dalla Svezia, ovvero l’introduzione di “controlli obbligatori dell’identità” di coloro che entrano nel paese attraverso “tutti i mezzi di trasporto”, per verificare se tali decisioni sono coerenti con le norme europee.  A una prima valutazione, ha spiegato la portavoce Tove Ernst, sembrano esserci le condizioni di una “minaccia grave alla sicurezza interna” per l’afflusso “senza precedenti” di migranti e richiedenti asilo. Tale condizione è la condizione necessaria per poter derogare al principio della libera circolazione, secondo quanto previsto dall’articolo 23 del codice Schengen.

La posizione dell’Italia

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha smentito le indiscrezioni che parlavano di un imminente ripristino dei controlli di frontiera ai confini con la Slovenia: “L’Italia non intende sospendere il Trattato di Schengen – ha detto Angelino Alfano – ma ha rafforzato il presidio sul confine a maggior rischio terrorismo: quello del Nord-est che incrocia la rotta balcanica usata dai foreign fighters”. “Quello che abbiamo fatto ormai da alcune settimane – ha spiegato – è rafforzare i controlli in funzione anti-terrorismo lungo la rotta balcanica, che è stata quella del contrabbando e che può essere ora quella dei combattenti stranieri. Stiamo dunque facendo controlli che ci permettono di identificare meglio le persone sospette ed assicurare che quella rotta non possa rappresentare un pericolo per noi”.

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