Biglietti rivenduti: il mercato si ricordi che “pop” arriva da “popular”

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Bisogna riflettere sullo scandalo del “secondary ticketing”, la vendita parallela di biglietti a prezzo maggiorato su piattaforme online

Chi ama i concerti, gli eventi dal vivo e la musica sa benissimo cosa sia il “secondary ticketing”, la vendita parallela di biglietti a prezzo maggiorato su piattaforme online.  La trasmissione “Le Iene” in quest’ultima settimana hanno riacceso i riflettori su questa odiata pratica che in Italia è molto diffusa poiché il bagarinaggio non è considerato reato. Per questo, nel nostro paese, col passare degli anni e l’arrivo di nuove tecnologie, trovare ticket a centinaia di euro su questi siti e non su TicketOne era diventato quasi normale, diciamo ovvio.
Complice il delirio scatenatosi sul concerto dei Coldplay e qualche denuncia di organizzatori e manager, qualcuno ha cominciato fortunatamente a chiedersi se non si stesse superando il limite della legalitàOggi la Procura di Milano indaga su due possibili reati, quello di sostituzione di persona e di truffa informatica e la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici milanesi delle società Live Nation Italia e Vivo Concerti che, a quanto pare, erano veri e propri promotori di questa vendita parallela, oltre che dell’organizzazione dei medesimi concerti.
Il governo è intervenuto con un emendamento alla legge di Bilancio, ponendo il divieto di esercitare la pratica del secondary ticketing, introducendo una norma che prevede anche multe da 30mila a 180mila euro per ogni violazione accertata. Bene, aggiungo finalmente.
Però il tema è ben più ampio: nel sovente rammarico sulle difficoltà del mercato della musica si continuano a trattare i clienti, i consumatori dei servizi, come mucche da mungere o da sacrificare sull’altare del dio denaro. Si finisce poi per creare un ring virtuale dove a vincere è sempre e solo il più ricco e si innalza sempre più l’asticella della possibilità, determinando un’élite, dettata d’altra parte dai dispendiosi cachet degli artisti internazionali o dalle spese base per organizzare un qualsiasi tipo di evento, concerto, tournée, ormai equiparabili alla costruzione della Piramide di Cheope.
È un equilibrio difficile, forse ineseguibile: troppi fattori incidono su troppe operazioni che seguono e si susseguono. Non voglio fare retorica, lo so che chiedo l’impossibile, ma in fondo qualcuno si è dimenticato che “pop” deriva da “popular” e un motivo ci sarà.

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