Bersani ruggisce, Renzi tira dritto e giura: “Non cacceremo nessuno”

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Lotti: “Non cadremo nel tranello delle polemiche”

Era attesa, la replica di Pier Luigi Bersani al discorso di Matteo Renzi alla Leopolda, con annesse intemperanze della platea (quel “fuori, fuori” che oggi il Nazareno ha provato a depotenziare), ed è arrivata: dura, molto dura (la trovare per esteso qui), con una frase ai cronisti un po’ oscura ma che non lascia presagire nulla di buono: “Io dico ‘dentro, dentro’, ma se il segretario dice ‘fuori, fuori’ bisognerà anche rassegnarsi a un certo punto”.

Eppure la strada della minoranza pd non sembra essere quella della scissione (“è casa mia”, dice Bersani), avvalorando invece la tesi di chi prevede una grande rincora alla riconquista del partito dopo un eventuale sconfitta del Sì. Anche Roberto Speranza è stato chiaro su questo punto: “Io scommetto che rimarremo insieme. Qualunque sia l’esito referendum io lavorerò per Pd. Non esco dal Pd neppure con le cannonate. Io voglio lavorare per costruire nel Pd un’alternativa. Io dico facciamo il centrosinistra o pensiamo che l’accordo con Verdini e Alfano è per sempre”.

Sulla mediazione raggiunta da renziani e Gianni Cuperlo il giudizio della sinistra pd non è certo cambiato: “E’ un pezzo di carta fumoso, è uno ‘stai sereno'”, dice Speranza. Ma è un fatto che la minoranza ha perso un pezzo importante e che il suo nervosismo è cresciuto proprio dopo l’intesa con Cuperlo. Un’intesa che Matteo Mauri, di Sinistra è cambiamento, sposa così: “Cosa avrebbe fatto Gianni di tanto grave? Ha sottoscritto un accordo che mette nero su bianco esattamente le cose che molti chiedevano da tempo, alle quali in diversi avevano condizionato il loro si’ o no al Referendum, e che aiuta l’unita’ del Pd. Bisognerebbe applaudire, altro che fischiare!”.

Ma i bersaniani in queste ore paventano il rischio di una “cacciata” dal partito. Indirettamente legano una vittoria del Sì ad una sorta di “pulizia etnica” nel partito facendo di questo nesso una ulteriore arma di polemica con l’occhio al 4 dicembre.

Anche per spuntare questo argomento, sono scesi in campo in diversi. Luca Lotti ha smorzato la polemica: “Non so davvero di cosa si stia parlando sulla Leopolda di ieri. Se c’è stato qualcuno isolato che ha gridato ‘fuori’ è stato stoppato dallo stesso Renzi dal palco. A meno che non si voglia strumentalizzare, come accade in queste ore, qualcosa che non esiste. Noi abbiamo lavorato per cercare unità, come dimostra anche la vicenda della legge elettorale. Poi se qualcuno vuole fare oggi al Pd ciò che D’Alema e Bertinotti fecero all’Ulivo se ne assumerà la responsabilità. Ma chi era alla Leopolda sa come sono andate le cose. E noi non cadremo nel tranello delle polemiche“.

Debora Serracchiani ha rincarato, invitando Bersani a “non cambiare la realtà e a lavorare, invece, per l’unità. Renzi non ha mai detto ‘fuori’ a nessuno”.

E infine è stato lo stesso Renzi, nel suo discorso a Frosinone (ennesima tappa del suo tour, in serata è stato a Latina, domani sarà a Parma, la Spezia e Viareggio), a scandire: “Noi non cacciamo nessuno”. Prima di ribattere su tutte le ragioni del Sì.

Fine della polemica? Non ci scommette nessuno, fino al 4 dicembre.

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