Bersani: “Questo Pd è arrogante e suddito, ma rimane casa mia”

Referendum
Foto IPP/Enrico Schiavi
Piacenza 17-09-2015 
Visita dei rappresentanti del goveno in prefettura a Piacenza con i sindaci delle zone alluvionate 
nella foto: Pierluigi Bersani  esponente politico del partito democratico pd

La strada fino al 4 dicembre è ancora molto lunga

“La scissione la fa Renzi non certo io, è lui che sta uscendo dal Pd”, è molto duro l’ex segretario del partito Pier Luigi Bersani all’indomani della kermesse renziana della Leopolda.

 

Non gli sono proprio piaciuti quei cori alzatisi dalla platea durante il discorso conclusivo di Renzi verso una parte della minoranza del Partito democratico. “Provo grande amarezza, perché vedo un partito che sta camminando largamente su due gambe: arroganza e sudditanza. E così non si va da nessuna parte”.

Bersani è volato in Sicilia, per alcune iniziative sul referendum, ovviamente dalla parte del No, e non nasconde la sua amarezza: “Ci vuole libertà, responsabilità, autonomia, democrazia, schiena dritta. Non arroganza e non sudditanza. Non mi interessano i tifosi leopoldini che urlano ‘fuori, fuori, fuori’, ma tutti gli altri che stanno zitti. Questo non va bene. Sono abituato a una politica diversa. Io non voglio niente, vorrei poter dire la mia finché è consentito parlare“.

Dalle pagine dei giornali aveva fatto sapere che lui dal Partito Democratico non ha nessuna intenzione di andarsene: “Per cacciarmi dal Pd non basta una Leopolda ci vuole l’esercito”aveva detto al Corriere della Sera. Stesso concetto ribadito anche in un’intervista alla Stampa in cui Bersani spiega che “Il Pd è casa mia. Quindi non toglierò il disturbo. Stiano calmi e sereni”.

bersani

Nessuna scissione, quindi, all’orizzonte, ma un problema c’è, ed è molto grande anche se Bersani minimizza: “C’è un solo partito ed idee diverse, tutte con la stessa legittimità”. Dunque sulle sue posizioni al referendum specifica: “Non faremo comitati, andremo dove ci invitano a parlare, senza astio, senza dividere il mondo tra il bene e il male”.

La preoccupazione dell’ex segretario è ancora il “combinato disposto“, un nodo non risolto, secondo Bersani, dalla mediazione trovata da Gianni Cuperlo sulla legge elettorale che viene derubricata a “semplice foglietto”. “La cosa che mi preoccupa davvero è l’incrocio con la legge elettorale – spiega Bersani – perché lì cambia la forma di governo, che diventa un ‘governo del capo‘ con parlamentari nominati. Una roba incredibile che significa aprire la strada a qualcuno che non siamo noi, con l’aria che tira nel mondo”.

Che cosa succederà ora dentro il Partito Democratico e dentro la minoranza? Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, a Rainews24 non nasconde la sua preoccupazione: “Non va bene così, si continua con logica di contrapposizione e con la guerra interna al partito che avrà alla fine l’effetto di allontanare pezzi ancora importanti di persone che nel Pd hanno ancora voglia di riconoscersi” E sul botta e riposta a distanza Renzi- Bersani, il governatore cerca di abbassare i toni: “Bisogna avere il senso di maturità che, se ti arriva una invettiva contro, la eviti e cerchi di rispondere con le argomentazioni”. Insomma, la strada fino al 4 dicembre è ancora molto lunga.

 

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