“Bersani, ma che ti succede?”. I suoi ex sostenitori ci scrivono perplessi

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Pier Luigi Bersani nell'aula di Montecitorio,durante il seguito della discussione del disegno di legge per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea- Legge europea 2014 (C. 2977-A), Roma, 9 giugno 2015.   ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Continuiamo a ricevere email di ex bersaniani delusi dagli attacchi mossi negli ultimi tempi contro il governo e Renzi

Da alcuni giorni continuano ad arrivare all’indirizzo della nostra Community e-mail di iscritti ed elettori del Pd che si riconoscevano nelle posizioni e nella leadership di Pier Luigi Bersani e oggi non più. Fin qui ci sarebbe poco di strano: alti e bassi della politica, che peraltro giustificano il fatto che oggi a guidare il partito ci sia un altro e l’ex segretario si trovi invece in minoranza.

Quello che stupisce, però, è il disorientamento mostrato dai nostri lettori per la recrudescenza dell’atteggiamento che Bersani sta avendo nell’ultimo periodo. Il primo a segnalarcelo è stato Gianni Moscatellini e subito il suo articolo è balzato tra i più letti del nostro sito in questi giorni e ha provocato diverse repliche. Tutte nella stessa direzione: “caro Bersani, ora non ti capisco”. Abbiamo pubblicato ieri l’opinione di Carlo Leccacorvi (anche questa molto letta e condivisa), ma tante altre email, anche brevi, contengono lo stesso messaggio.

“Ho sostenuto Bersani contro Renzi, ma da quando ha perso le elezioni con quella penosa diretta streaming con M5S non si riconosce più. Oggi fa il segretario di un altro partito“, ci scrive Gian Pioli. D’accordo con lui Euclide di Pretoro: “Sono sempre stato di sinistra e ammiratore di Bersani come ministro e come segretario. Adesso mi riesce difficile seguirlo nel suo argomentare”.

“Quello che più mi rammarica è che oltre a mettere in discussione ogni provvedimento che il governo emana – aggiunge Vincenzo Stefanelli – non vi è mai una parola da parte della cosiddetta minoranza in difesa di Renzi e del governo, anche quando gli attacchi sono personali nei confronti dei membri del governo”. E conclude: “Se Renzi va a casa, Bersani non si illuda di aver vinto; io, nel mio piccolo, dirò addio alla politica e a qualsiasi voto”.

A questi si aggiungono brevi dichiarazioni di sostegno a queste idee e altri articoli più elaborati, che pubblicheremo nei prossimi giorni. Tutti scritti da persone che si dichiarano “ex bersaniani”, spesso non giovanissimi, che si esprimono con amarezza più che con rabbia.

Non sappiamo bene come interpretare queste reazioni. Né pretendiamo che gli umori da noi raccolti siano esaustivi di quanto pensa quella parte degli elettori dem che si riconoscevano nella leadership bersaniana. Di certo, però, è un segnale che va tenuto in considerazione. E che andrebbe in contro tendenza rispetto a quanto sostiene spesso la minoranza dem, cioè che la loro azione aiuti a mantenere nel partito la componente più tradizionalmente di sinistra. Ci piacerebbe che altri nostri lettori, d’accordo o meno con quanto riportato fin qui, ci aiutino a misurare quanto queste idee siano diffuse e come, invece, possono essere confutate.

Per quanto ci riguarda, noi possiamo solo reiterare l’invito rivolto allo stesso Bersani a dialogare con noi di quanto accade e – perché no – anche di queste riflessioni (perché non è vero che Unità.tv e l’Unità non abbiano interesse a discutere con lui, nonostante quanto dica in tv).

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