Bersani alza la voce: “Fermatevi, prima viene il Paese”. Alta tensione nel Pd

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Pierluigi Bersani durante la convention della minoranza del Partito Democratico, "A sinistra nel Pd, per la democrazia e il lavoro: l'Italia può farcela". Roma, 21 marzo 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Anche la ministra per i rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, interviene nel dibattito: “il Pd non può esistere senza la sinistra”

L’incontro avvenuto questa mattina a Montecitorio tra il vice-segretario del Pd, Lorenzo Guerini, e Pier Luigi Bersani ha lasciato invariate le distanze tra la minoranza e il resto del partito. Una sensazione che ora è stata confermata dalle parole che l’ex segretario del partito ha affidato a una lettera all’Huffington Post.

“Prima il paese, poi il partito, poi le esigenze di ciascuno. Questo criterio, per me e per tanti, e spero per tutti noi, è la base stessa della politica. – scrive Bersani – Se noi non teniamo ferma questa sequenza, non siamo più il Pd. Mi sono dunque rivolto e mi rivolgo a tutti quelli che hanno buon senso. Al segretario e a tutti coloro che lo hanno sostenuto dico: non date seguito alle infauste conclusioni dell’ultima direzione. Fermatevi“.

Bersani poi aggiunge: “Abbiamo una maggioranza e un governo che possono e devono operare fino al 2018, col tempo dunque di correggere le cose che non hanno funzionato. La data ordinaria e statutaria del Congresso (da giugno all’autunno) può consentire un percorso che si avvii con una discussione comune che ridefinisca il perimetro e i muri della nostra casa, i cardini essenziali della nostra proposta prima di passare alla sfida tra i candidati. Serve dunque, prima del vero e proprio confronto congressuale, una riflessione fondativa che definisca il profilo del Pd di fronte alle sfide nuove, un passaggio da costruire con un lavoro unitario”.

Stamattina anche Emiliano, in un’intervista a Repubblica, aveva lanciato una sorta di ultimatum-appello al segretario dimissionario.  “La divaricazione forse è già insanabile. – ha avvertito il candidato alla segreteria pd – Gli elettori hanno perso la speranza. Sabato lanciamo la nostra proposta, l’ultima chance al Pd. Se Renzi accetta, bene. Altrimenti, domenica andremo via. Mi sforzo di evitare lo strappo, ma fedele ai miei valori”.

Uno strappo che scongiura anche la senatrice e ministra per i rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, secondo la quale in un momento così complesso e difficile “il Pd non può esistere senza la sinistra“. Secondo l’ex capogruppo dem di Palazzo Madama “un punto di partenza importante per la nostra discussione” esiste e potrebbe essere quello suggerito da Andrea Orlando.

Ma mentre dalla minoranza si chiede un “ravvedimento” sulle decisioni prese in Direzione, in ambito renziano si pensa già di aver fatto abbastanza: “Già si è ceduto sul rinvio delle elezioni – spiega un ‘renziano’ di stretta osservanza – spostare ad ottobre il congresso sarebbe un cedimento totale, impensabile”.

Per coloro che orbitano intorno al segretario non ci sarebbero dubbi, dunque. La proposta che si voterà all’Assemblea nazionale di domenica prossima dovrà prevedere una paletto definito: domenica 7 maggio, la data in cui si chiuderà la partita congressuale-primarie per eleggere il nuovo leader del Pd. E poi? E poi bisognerà vedere cosa farà la minoranza. Se le agitazioni raggiungeranno anche i gruppi parlamentari – dicono alcuni renziani – allora potrebbero aprirsi scenari imprevedibili anche per la tenuta del governo Gentiloni.

Nel primo pomeriggio Renzi al Nazareno ha visto Guerini, Rosato e Orfini.

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