Bersani apre la guerra sulle tasse, ma sul Senato va alla mediazione

Festa de l'Unità

Colloquio riservato con il vicesegretario Guerini prima di salire sul palco: si va verso una ricomposizione sulle riforme. “Il disagio tra i nostri è su questioni più profonde, a partire dal fisco”

INVIATO A MILANO – La battaglia sulle riforme istituzionali non scalda gli animi dei militanti della sinistra Pd, anzi. E Pier Luigi Bersani, che conferma di essere “persona informata sui fatti, perché sto girando molto per le feste”, ha già capito da un po’ che lo scontro con il governo su quel tema non gli avrebbe portato grandi consensi. Lo conferma anche il fatto che la platea che sta ad ascoltarlo alla kermesse nazionale di Milano, quando batte su questo tasto, è tutt’altro che unita e rumoreggia un bel po’.

Anche per questo, l’ex segretario ha deciso già da un po’ di cambiare strada. E ieri, prima di salire sul palco milanese, si è soffermato negli spazi riservati della Festa de l’Unità con il vicesegretario Lorenzo Guerini per ricercare una ricomposizione che faciliti il percorso del disegno di legge Boschi, che arriverà al Senato la prossima settimana. La strada, probabilmente, sarà quella dell’elezione dei futuri senatori in un listino collegato all’elezione dei consiglieri regionali: su questo stanno lavorando maggioranza e minoranza del partito. Nel pacchetto complessivo dell’intesa entreranno anche altri dettagli, come la promozione di una legge sui partiti, che già da tempo è nei programmi dei Democratici. “Come segretario Renzi ha il compito di ricercare testardemente la sintesi nel Pd, non di approvare la legge con dei transfughi”, avverte Bersani, che comunque ammette che “le discussioni che stiamo facendo sono assolutamente componibili. Raccolgo un disagio su questioni più profonde, a partire dal fisco”.

Sarà questo il nuovo fronte della minoranza dem: crescita, lavoro e, soprattutto, tasse. La ricetta di Renzi che parte dall’abolizione della Tasi per tutti da quelle parti non piace, è cosa nota. “Non possiamo regalare 150 euro a un operaio e 2000 a chi ha un palazzo”, sintetizza Bersani. Che ne fa un “problema identitario” della sinistra: “Chi ha di più deve dare di più, non di meno”. Bisogna quindi “esentare i proprietari delle case più modeste per far pagare quelli delle case più grandi e se ci sono i soldi dobbiamo metterli sul lavoro”.

È da qui che riparte, con una nuova declinazione programmatica, la rivendicazione identitaria della sinistra interna. “Bisogna togliere dal nostro mondo l’impressione che si sta portando la gente dove non vuole andare, dobbiamo far capire che vogliamo fare un’altra sinistra”. Le parole di Bersani riecheggiano quelle pronunciate sullo stesso palco pochi giorni fa da D’Alema. E l’ex segretario riprende anche la sua intervista al Corriere: “È vero, per l’elettorato di destra può valere la convenienza in politica, ma per l’elettorato di sinistra ci vuole convinzione, non c’è niente da fare ragassi”. Detto questo, però, Bersani sgombera il campo da retropensieri: “Scissione mai, tre volte mai”.

Sui rapporti interni al Pd, anche Maurizio Martina dice ovviamente la sua. “Per la prima volta c’è una responsabilità diretta di un partito che ha responsabilità di governo – ricorda il ministro – se perdi questa sfida, non ci sarà il giorno dopo qualcuno che potrà dire ‘io l’avevo detto'”. Insomma, se Renzi fallisce sarà tutto il Pd a fallire, per questo bisogna aiutarlo, come lo stesso Martina ha deciso di fare sganciandosi dall’ala più dura della minoranza: “Sono un po’ preoccupato dal fatto che un po’ tutti abbiamo lasciato che la nostra discussione accogliesse un presupposto di diffidenza che non ci deve stare. Io combatto contro questa cosa e ciascuno deve fare la sua parte”.

 

(foto di Stefano Minnucci)

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