Berlusconi spiazzato dal “non ci sto” del premier

Centrodestra
Silvio Berlusconi during a press conference in Naples to support the Centre-Right candidate for regional elections in Campania Stefano Caldoro, Naples, 22 May 2015.  ANSA/CESARE ABBATE

Il nome del governatore Zaia condiviso da tutta la Lega, è la carta da giocare dopo il 5

La cosa che lo preoccupa di più è l’aut aut del premier Renzi: se vince il No niente governicchi nè inciuci, «io non ci sto, non sono come loro» ha detto il Presidente del Consiglio. Che è l’opposto dello scenario che Berlusconi ha davanti nella sua incerta campagna per il No dove s’immagina stampella necessaria per un Renzi indebolito costretto ad andare avanti per fare la legge elettorale e perché questo probabilmente sarebbe anche il gradimento del Quirinale.

La cosa che lo infastidisce di più è l’ennesimo affondo dell’alleato Salvini da 48 ore salvato rispetto al buon Parisi. Il segretario leghista, oggi a Mosca per spiegare il No, è andato a nozze sulla prospettiva crisi di governo con tanto di barricate ad eventuali governo tecnici. «Se qualcuno del centrodestra, anche Berlusconi, farà da stampella a Renzi, noi tiriamo dritto» ha ripetuto durante una iniziativa per il No a Milano.

Gli appelli all’unità della coalizione e alla linea comune del no costruttivo non funzionano. Nonostante gli sforzi e le rinunce pesanti, come quella di Parisi. Dopo un paio di interventi radio che hanno comunque lasciato il segno, il Cavaliere fa tappa a Roma e riunisce i colonnelli a palazzo. Ci sono i capigruppo di Camera e Senato Paolo Romani e Renato Brunetta, i loro vice, i senatori Maurizio Gasparri e Altero Matteoli, i deputati Simone Baldelli, Mara Carfagna ed il governatore della Liguria Giovanni Toti. A parte quest’ultimo, non esattamente quella fetta di partito su cui Berlusconi vorrebbe investire per un eventuale futuro di Forza Italia.


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Dopo una settimana in cui ne sono successe di ogni colore – l’autocandidatura di Salvini alla leadership del centro destra; Toti a braccetto con il Matteo verde con buona pace del Cav; il patto di Arcore e il siluramento di Parisi – visto che i risultati sono pessimi e ogni pezzo del centro destra continua ad andare per la sua strada nonostante gli appelli all’unità, l’incontro di ieri aveva in agenda cosa fare e come muoversi nelle ultime due settimane di campagna elettorale.

«Concentriamoci sul No, di tutto il resto ne riparliamo dopo il 5. Ora serve più cautela nella comunicazione» è la scelta condivisa. Anche perché non è piaciuto affatto quel «Renzi è l’unico leader in circolazione» pronunciato da Berlusconi pur tra mille distinguo. «E che facciamo? Lavoriamo per il No e tu Presidente lo incoroni come unico leader….» hanno fatto presente i parlamentari. Berlusconi s’infastidisce con queste cose. Gasparri sintetizza così l’incon – tro: «Pancia a terra, tutti impegnati per il referendum. La vittoria del No è essenziale per archiviare una nefasta fase di governo che sta danneggiando gravemente l’Italia.

Berlusconi guiderà in queste settimane decisive l’azione comunicativa di Fi che ha questo come uno e principale obiettivo. Chi scalpitava per acquisire leadership litigando con tutta la coalizione (leggi Parisi, ndr) adesso potrà dedicarsi ad altro. Così come altre forze con le quali dobbiamo rilanciare l’alleanza di centrodestra dovranno, come noi, adesso privilegiare il risultato referendario».

Unico punto di riferimento, «federatore e guida politica di un vasto schieramento che punta di tornare alla guida del Paese» è e resta Silvio Berlusconi. Ma l’aut aut di Renzi è una doccia gelata proprio per il Cavaliere che ha puntato tutta la sua strategia su un premier dimezzato che resta però al suo posto e che sarà costretto a rivolgersi ai moderati di centrodestra per andare avanti e fare la nuova legge elettorale che il Presidente di Forza Italia vuole proporzionale. Archiviato Parisi, come chiedevano i colonnelli, Toti e Salvini, resta però la grande questione della leadership del centrodestra.

E la carta di Luca Zaia da mettere sul tavolo a partire dal 5 dicembre. La Lega si mostra compatta su questo nome. Giorgetti, avamposto leghista ad Arcore, la caldeggia. Salvini è disposto a fare buon viso a cattiva sorte. Comprende che il governatore del Veneto ha tutte in regola, più delle sue, per giocarsi la candidatura alla guida del centrodestra. E se ora è inutile parlarne, è bene però stare pronti.

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