Berlusconi apre a Salvini? Non credetegli

CentroDestra
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Non è una svolta ma un posizionamento dovuto al marketing politico

“Berlusconi apre a Salvini”. “Berlusconi chiude con Parisi”. “Berlusconi rompe con Salvini”. “Berlusconi media fra Parisi e Salvini”. E via titolando. Con l’ex Cavaliere da vent’anni è così: svolte e controsvolte. Non sai mai dove si fermerà la pallina bianca sulla roulette della politica.

Oggi il titolo potrebbe essere: “Berlusconi apre a Salvini” e dunque “rompe con Parisi”. Ha detto infatti il capo di Forza Italia a Radio anch’io che quelli tra Parisi e Salvini sono solo “scontri personali”, non rotture definitive.

Sembra sposare la linea leghista: “Parisi sta sta cercando di avere un ruolo all’interno del centrodestra ma avendo questa situazione di contrasto con Salvini credo che questo ruolo non possa averlo“, taglia corto Berlusconi. Che con il consueto ottimismo dice che “tutti i partiti che fanno parte della coalizione sanno che, se la rompono, si condannano all’irrilevanza. Stiamo lavorando a un programma condiviso, il resto appartiene al teatrino delle schermaglie e delle ambizioni personali. La nostra è un’alternativa liberale alla politica di sinistra e al populismo di Grillo”.

Per lui “il centrodestra è compatto”. Anche se i recentissimi fatti – il comizio fiorentino di Salvini, la replica di Parisi, “non siamo quella roba là” – dicono il contrario.

Perché dunque questa sortita odierna? Semplice, Berlusconi, da vecchia volpe imprenditoriale e politica, fiuta l’aria che tira, e l’aria di questi giorni soffia nelle vele del capo leghista, il quale infatti ha ripreso baldanza e ottimismo convinto di poter prendere, lui, il vento che soffia dall’America e che ha il volto inquietante per mezzo mondo ma non per lui di Donald Trump. E non è che la previsione-speranza salviniana non abbia un fondamento, Berlusconi lo sa bene. Per cui, come si fa a rinunciare al bottino probabilmente egemone della Lega?

Un omaggio alla realpolitik, dunque. Nulla di più e nulla di meno. Certo, Parisi è costretto a incassare il suo oggettivo ridimensionamento in casa forzista, dove invece s’avanza un Giovanni Toti più lesto ad agganciare Salvini e oggi virtualmente numero uno di Fi. Ma è tutta tattica. La strategia – ammesso che ancora alberghi in qualche stanza di Arcore – è ancora legata ad un visione più moderata e “centrista” rispetto all’estremismo trumpian-salviniano.

E infatti, domani, tutto può cambiare. Quanta gente è stata nelle grazie del Cavaliere per ruzzolare penosamente qualche tempo dopo? Per questo, probabilmente non siamo né davanti a una svolta e nemmeno ad una nuova linea: ma solo ad un posizionamento dettato dal marketing politico.

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