Berlino ore 18. Renzi si gioca molto, anche sul piano interno

Europa
Nella foto distribuito dall'ufficio stampa il 2 aprile 2014 il premier Matteo Renzi al termine del quarto vertice Ue-Africa a Bruxelles.
ANSA/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/Tiberio Barchielli-Filippo Attili
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Con un fronte socialista ormai compatto, il premier italiano “chiama” anche i Popolari (Merkel in testa) alla sfida comune contro il populismo anti-europeo

La taglia minima per poter pescare le vongole in Italia passa da 25 a 22 millimetri. Sul piano tecnico, un successo per i nostri pescatori, che chiedevano da tempo questo provvedimento. Sul piano procedurale, solo un piccolo passo, visto che la decisione dovrà essere ratificata ancora dal Parlamento e dal Consiglio europeo. Sul piano politico, esattamente l’opposto dell’idea di Ue che Matteo Renzi vuole affermare all’indomani del referendum sulla Brexit.

Il premier italiano vola a Berlino per il vertice informale di stasera (con Merkel, Hollande e Tusk) e si trasferirà a Bruxelles per la riunione dei capi di Stato e di governo di domani avendo ben chiara l’idea che la politica dei piccoli passi non basta più. All’Europa serve un cambiamento rapido e profondo. Un “rilancio”, ha detto oggi riferendo alle Camere, che passa innanzitutto dal superamento delle contorte regolamentazioni comunitarie e da tutte quelle procedure che rendono l’Europa un simbolo negativo, contro cui si scatenano le ansie e le frustrazioni dei cittadini. Dalla misura delle vongole, tanto per fare un esempio, all’impressione che si voglia in qualche modo aggirare il voto degli elettori britannici, rallentando la Brexit o neutralizzandola in qualche modo. Se Merkel è per un approccio più soft, il premier italiano non vuole invece tergiversare: “Se il popolo britannico ha parlato, noi non possiamo fare finta di niente”.

La richiesta di un’Europa più “sociale”, più basata sui “valori” è sostenuta ormai in maniera compatta dal fronte del Pse, con anche i socialdemocratici tedeschi ormai più vicini a queste posizioni che a quelle dell’alleata di governo Angela Merkel. Il premier italiano è riuscito con non poche difficoltà a far ritrovare attorno alle stesse parole d’ordine colleghi e alleati socialisti, vestendo un ruolo di primo piano. Domattina, Renzi incontrerà il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz e poi parteciperà a al vertice dei leader del Pse, prima dell’inizio del Consiglio. Sarà l’occasione per serrare le fila in vista di un confronto che non si preannuncia facile.

Un confronto, ma non uno scontro. Alcuni passaggi dell’intervento di Renzi in Senato potevano essere letti sia in chiave interna che europea. Uno di questi, appunto, si richiamava al comune sentire delle forze politiche “tradizionali”, più esplicitamente europeiste, per farsi motore del cambiamento necessario all’Ue. Pse e Ppe, ma anche i partiti nazionali che a quelle famiglie fanno riferimento, sono impegnati – nella visione renziana – in una battaglia che dev’essere comune contro il populismo. In un clima di scontro, nascono invece sconfitte come quella britannica o – più in piccolo – come le amministrative di casa nostra.

E allora, quel cambiamento non può che passare da un cambio di passo in economia, da una ripartenza degli investimenti, da un investimento in cultura e in sicurezza. La strada è lunga, Renzi non s’illude. Ma è stato lui a imporre questi temi all’attenzione di alleati e partner europei. E su questi si gioca molto anche sul piano interno: in una fase di difficoltà – e con il referendum di ottobre ormai alle viste – sulla sfida europeisti/antieuropeisti (declinabile come democratici/populisti) si gioca anche molto del futuro del governo e del Pd.

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