Berlino ore 18. Merkel, salvare la Germania per salvare l’Europa

Europa
epa04824997 German Chancellor Angela Merkel speaks during a press conference in the Chancellery in Berlin, Germany, 30 June 2015.  EPA/MICHAEL KAPPELER

Ancora una volta la cancelliera è chiamata a mettersi sulle spalle il destino dell’Europa. Lo farà con il pragmatismo di sempre, privilegiando gli interessi del popolo tedesco

Angela Merkel, ancora Angela Merkel, sempre Angela Merkel. Il futuro dell’Europa passa per Berlino, dove oggi la donna che da un decennio è considerata la più potente al mondo accoglie il presidente francese Francois Hollande e il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi per il primo vertice a tre dopo il ciclone Brexit. Sul tavolo c’è la strategia da intraprendere per far sì che i prossimi sei mesi vengano ricordati come quelli che hanno salvato il progetto comunitario e non per quelli che ne hanno intonato il de profundis. Ancora una volta Berlino, e non Bruxelles, si trasforma nella vera capitale dell’Unione. La capitale politica, perché è qui che si prendono le decisioni che contano.

Come spesso le è capitato nella sua lunga e strepitosa carriera, l’ex Mädchen venuta dall’est ha approcciato a questa delicata situazione (forse la più delicata nella storia dell’Europa unita, più ancora della crisi greca) con il pragmatismo che l’ha resa celebre e vincente. Poche le parole pronunciate dal 23 giugno ad oggi, un atteggiamento che mira a rassicurare i mercati da una parte e i cittadini (soprattutto quelli tedeschi) dall’altra. Apparentemente nessuna volontà di “vendetta” verso Londra, come invece aveva minacciato più volte il suo fidato ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. “Non sto frenando né accelerando”, ha detto ai giornalisti, dando nuova linfa al neologismo tedesco coniato apposta per lei (merklen, traccheggiare).

Ma, ne siamo certi, dietro questi silenzi c’è un’attenzione spasmodica verso il medio-lungo periodo, quell’attenzione che ha permesso alla Mutti del popolo tedesco di uscire vincitrice da tutte le battaglie che ha condotto dall’inizio della sua vita politica a oggi.

Hollande e Renzi chiederanno una svolta economica, un’apertura sugli investimenti e la crescita, chiederanno di rinnegare le politiche di austerity facendo leva sul voto britannico e agitando lo spettro dell’effetto domino.

Lei risponderà con un sorriso, con parole concilianti, ma non cederà perché in questo momento non ha niente da offrire. Troppo alto, in Germania, il rischio che le sue aperture vengano interpretate come delle concessioni e ammissioni di debolezza. E con il voto nel 2017 ormai alle porte, la Merkel non può permettersi di aggiungere ulteriore benzina al fuoco della destra identitaria e antieuropeista.

Già perché l’Europa sarà pur da salvare (e la cancelliera farà tutto ciò che è in suo potere per farlo), ma senza la Germania l’Europa neppure esisterebbe. Niente panico, signori, un passo alla volta. Con la speranza che quel filo che tiene unite Berlino, Parigi e Roma non si spezzi mai, altrimenti addio Europa, goodbye. O meglio, auf wiedersehen.

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