Berlino alza la voce: la Bce cambi strada

Ue
20031229 - FRANCOFORTE -CRO - BCE: FALLITO ATTENTATO A TRICHET, LETTERA BOMBA DA BOLOGNA - La sede della Bce, la banca centrale europea a Francoforte. Secondo quanto reso noto dalla polizia della cittadina tedesca, il presidente della Bce, Jean Claude Trichet sarebbe stato oggetto di un tentato attentato.  Si sta indagando se si tratti di una lettera bomba. Stando ai primi accertamenti della polizia, la lettera e' stata imbucata a Bologna.  ANSA/Frank May/KLD

Con le critiche alle politiche espansive di Draghi, Schaeuble e Weidmann ribadiscono che il fronte dei falchi è ancora ben presente nel Vecchio continente

La Banca centrale europea è di nuovo sotto tiro. Ancora una volta, da Berlino, tornano a soffiare forti raffiche di critiche politiche a partire dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che ieri è tornato a puntare il dito sui pericoli legati a un allungamento della politica espansiva della Bce. Il banchiere tedesco ha ribadito la richiesta di interrompere il programma che sta mettendo in crisi il sistema finanziario della Repubblica Federale e che a suo giudizio, nel lungo periodo, danneggerebbe i bilanci pubblici degli stati membri. Un attacco che trova sponda anche nel governo tedesco: è lo stesso ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble a mettere in guardia dai rischi legati a un’eccessiva liquidità sottolineando che la Bce “ha quasi esaurito il suo spazio di manovra monetario”.

I due altolà arrivano a distanza di un mese dalla prossima importante riunione della Bce dell’8 dicembre in cui Draghi potrebbe estendere il cosiddetto Quantitative esasing di almeno sei mesi (finora è previsto che il piano termini a fine marzo 2017). Come leggere dunque queste nuove critiche nell’ottica dell’autonomia politica della Bce?

Il punto vero dell’ingerenza è chiaramente politico. Non a caso una delle argomentazioni maggiori di Schaeuble e Weidmann è basata sul fatto che le mosse dell’Eurotower riducono la pressione sugli Stati membri nel portare avanti le riforme. Concetto peraltro messo in evidenza dallo stesso Draghi che in più occasioni ha parlato di una vanificazione delle misure in mancanza di riforme strutturali dei Paesi membri. Ma in quali pericolose e inesplorate terre sarebbe approdato il Vecchio continente se il governatore della Bce non avesse adottato quelle forti misure di politica espansiva?

È probabile dunque che l’attacco di stampo tedesco di queste ore si inserisca all’interno della diatriba politica (ormai eterna) che si consuma tra socialisti favorevoli a misure espansive e popolari conservatori pro-austerity. È come se si volesse ribadire che il fronte dei falchi è ancora ben presente. Anche perché lo stridere di Schaeuble e Weidmann (è questo d’altronde il verso dei falchi) si inserisce in un momento politico in cui il pressing dei portabandiera dell’austerità si sta notevolmente affievolendo a causa delle persistenti difficoltà di molti paesi europei e di quei populismi sempre più diffusi. Le critiche tedesche potrebbero essere anche lette come un messaggio – neanche troppo velato – diretto alla Commissione europea che nell’ultimo periodo avrebbe concesso troppo ai paesi periferici, a partire dalla decisione di non sanzionare Spagna e Portogallo, fino alla concessione all’Italia sul deficit.

Ma le critiche alla Bce assumono un’altra direzione – se vogliamo ancora più egoistica – quando il ministro Schaeuble le lega a eventuali rischi di bolle immobiliari in Germania. Lo conferma del resto il capo economista di Deutsche Bank quando sottolinea che in Germania tassi così bassi fanno paura perché colpiscono il risparmio e i bilanci delle banche tedesche.

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