Benigni insieme a papa Francesco: “La misericordia è virtù politica”

Vaticano
Handout image released by L'Osservatore Romano shows Italian actor Roberto Benigni (R) and Pope Francis during the presentation of the book ' The name of God is Mercy' (Il nome di Dio e' Misericordia), Rome, Italy, 12 January 2016.
ANSA/ L'OSSERVATORE ROMANO
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L’attore alla presentazione del libro-intervista del pontefice. Che attacca con durezza la corruzione

Una Chiesa in uscita, che abbraccia l’umanità ferita, che sa perdonare e dialogare con i peccatori, una Chiesa ospedale da campo dove il perdono prevale sulle condanne pronunciate dai dottori delle legge, una Chiesa che attraversa il buio della condizione umana e prova a restituire speranza a un mondo rassegnato al peccato, alla corruzione, alla guerra.

E’ lungo questo crinale di luoghi simbolici e reali che si svolge il libro-intervista di Papa Francesco, “Il nome di Dio è Misericordia” (edizioni Piemme), scritto con il giornalista vaticanista Andrea Tornielli, presentato a Roma nella grande sala dell’Augustinianum, subito dietro il colonnato di piazza San Pietro. A commentare e spiegare il volume, in cui si ritrova l’esperienza concreta, autobiografica di Bergoglio, c’erano il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, Roberto Benigni e il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi; con loro Zhang Agostino Jianqing, detenuto nel carcere di Padova. Fra i presenti anche Eugenio Scalfari che più volte ha avuto modo di dialogare con papa Francesco.

Roberto Benigni non ha tradito le attese e in un intervento appassionato ha tenuto insieme ironia e esplorazione colta del cristianesimo passando dai Vangeli, alla Divina commedia, al magistero dei papi, alle parole di un grande teologo protestante come Dietrich Bonhoeffer.

Benigni ha osservato come “solo a questo papa poteva venire in mente di presentare il suo libro con un cardinale veneto (Parolin, ndr), un detenuto cinese e un comico toscano”.

“Francesco – ha detto ancora – sta tirando tutta la Chiesa verso il cristianesimo, verso Gesù Cristo, verso il Vangelo”, “e lo sta facendo attraverso la misericordia, che non è una visione sdolcinata della vita, anzi è una virtù severa, non solo religiosa; è anche una virtù sociale, politica”. Il Papa, ha proseguito Benigni, va infatti a cercare la misericordia fra gli ultimi degli ultimi, a Lampedusa, a Bangui, in Centrafrica, dove ha ha aperto la prima porta santa del Giubileo.

“In un mondo così irriconoscibile – ha detto ancora l’artista toscano – che vuole la paura, l’odio la condanna, Francesco vuole la misericordia che nasce dal dolore, il dolore è più forte del male, perché la sofferenza è propria di Dio. Il dolore è il luogo della solidarietà fra l’uomo e Dio, senza dolore la gioia sarebbe inaccessibile e la vita enigmatica, questo è il grande paradosso”.

Una Chiesa in uscita
Il volume con la formula della domanda-risposta, affronta poi alcuni dei temi chiave del pontificato e dello stesso anno santo cominciato lo scorso otto dicembre.

“La Chiesa – afferma il papa nel dialogo con Tornielli – non è al mondo per condannare, ma per permettere l’incontro con quell’amore viscerale che è la misericordia di Dio. Perché ciò accada, lo ripeto spesso, è necessario uscire”. Il che, molto concretamente, per Francesco, significa “uscire dalle chiese e dalle parrocchie, uscire e andare a cercare le persone là dove vivono, dove soffrono, dove sperano”. “L’ospedale da campo – afferma il papa – l’immagine con la quale mi piace descrivere questa ‘Chiesa in uscita’, ha la caratteristica di sorgere là dove si combatte: non è la struttura solida, dotata di tutto, dove ci si va a curare per le piccole e grandi infermità”.

Al contrario essa è “una struttura mobile, di primo soccorso, di pronto intervento, per evitare che i combattenti muoiano”. “Vi si pratica la medicina d’urgenza – osserva Bergoglio – non si fanno i check-up specialistici. Spero che il Giubileo straordinario faccia emergere sempre di più il volto di una Chiesa che riscopre le viscere materne della misericordia e che va incontro ai tanti ‘feriti’ bisognosi di ascolto, comprensione, perdono e amore”. D’altro canto, secondo il pontefice, “la fragilità dei tempi in cui viviamo è anche questa: credere che non esista possibilità di riscatto, una mano che ti rialza, un abbraccio che ti salva, ti perdona, ti risolleva, ti inonda di un amore infinito, paziente, indulgente; ti rimette in carreggiata. Abbiamo bisogno di misericordia”.

Misericordia a rapporti fra gli Stati
“Il cristianesimo ha assunto – rileva ancora papa Francesco nel volume – l’eredità della tradizione ebraica, l’insegnamento dei profeti sulla protezione dell’orfano, della vedova e dello straniero. La misericordia e il perdono sono importanti anche nei rapporti sociali e nelle relazioni tra gli Stati”. Ed è stata questa la parte del volume sottolineata dal Segretario di Stato che ha egli stesso citato l’argomentazione espressa da Bergoglio: “San Giovanni Paolo II, nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del 2002, all’indomani degli attacchi terroristici negli Stati Uniti, aveva affermato che non c’è giustizia senza perdono, e che la capacità di perdono sta alla base di ogni progetto di una società futura più giusta e solidale. Il mancato perdono, il rifarsi alla legge dell’ ‘occhio per occhio, dente per dente’ rischia di alimentare una spirale di conflitti senza fine”. Dunque la misericordia non sostituisce né cancella la giustizia, come ha sottolineato anche Benigni, ma gli dà un significato, la riempie di senso, di speranza, costruisce una relazione fra gli esseri umani e fra le nazioni.

La corruzione è peccato elevato a sistema
Ancora importante nel volume la parte dedicata alla corruzione, pure letta a conclusione del suo intervento, da Benigni. “La corruzione – afferma Francesco – è il peccato che invece di essere riconosciuto come tale e di renderci umili, viene elevato a sistema, diventa un abito mentale, un modo di vivere. Non ci sentiamo più bisognosi di perdono e di misericordia, ma giustifichiamo noi stessi e il nostri comportamenti”.

“La corruzione – secondo Bergoglio – non è un atto, ma una condizione, uno stato personale e sociale, nel quale uno si abitua a vivere. Il corrotto è così chiuso e appagato nella soddisfazione della sua autosufficienza che non si lascia mettere in discussione da niente e da nessuno. Ha costruito un’autostima che si fonda su atteggiamenti fraudolenti: passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell’opportunismo, a prezzo della sua stessa dignità e di quella degli altri”. Per papa Francesco il corrotto “è quello che s’indigna perché gli rubano il portafoglio e si lamenta per la scarsità di sicurezza che c’è nelle strade, ma poi truffa lo Stato evadendo le tasse, e magari licenzia i suoi impiegati ogni tre mesi per evitare di assumerli a tempo indeterminato oppure sfrutta il lavoro in nero. E poi si vanta pure con gli amici per queste sue furbizie”.

Il corrotto, spiega il papa, “è quello che magari va a messa ogni domenica, ma non si fa alcun problema nello sfruttare sua posizione di potere pretendendo il pagamento di tangenti. La corruzione fa perdere il pudore che custodisce la verità, la bontà, la bellezza”.

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