Bazooka o no? Ecco cosa sta pensando Draghi per l’Europa

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epa05162320 Mario Draghi, President of the European Central Bank (ECB) reacts during a hearing by the European Parliament committee on Monetary Affairs in Brussels, Belgium, 15 February 2016.  EPA/STEPHANIE LECOCQ

Oggi la Banca centrale europea rivedrà ulteriormente il suo programma di politica monetaria

Da quando Mario Draghi siede negli uffici di Francoforte (novembre 2011), la Banca centrale europea ha mutato sensibilmente l’approccio alla propria politica monetaria, rendendola di fatto notevolmente espansiva. Appena insediato, il numero uno dell’Eurotower tagliò per tre volte (nel giro di pochi mesi) il tasso di interesse di riferimento della zona euro e, per contrastare il poco credito che si riversava a famiglie e imprese, ideò un prestito a condizioni molto agevolate alle banche europee, il cosiddetto Ltro, del valore di oltre mille miliardi di euro.

Misure di natura espansiva che però, complice la persistente crisi, non sono bastate a risollevare l’economia del Vecchio continente. Ecco perché, a inizio 2015, il consiglio direttivo di Francoforte ha messo in piedi il Quantitative easing, il programma d’acquisto di titoli da 60 miliardi al mese che ha compreso anche i bond sovrani.

 

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Anche in questo caso, però, lo strumento non è bastato a tenere alta l’inflazione, l’indicatore che per statuto la Bce dovrebbe mantenere a un livello del 2%. Con una bassa inflazione, infatti, la ripresa stenta a migliorare e gli investimenti diminuiscono.

 

Ed ecco perché l’Eurotower si appresta a rivedere ulteriormente il suo programma di politica monetaria: oggi, come annunciato qualche settimana fa dallo stesso Draghi, il Consiglio direttivo si riunirà per rivedere il Quantitative easing.

Le modifiche riguarderanno il volume di acquisto dei titoli, la loro tipologia e la durata complessiva del programma.

Quanta nuova liquidità verrà immessa? Gli esperti del settore si aspettano un aumento di almeno dieci miliardi in più al mese, portando il piano complessivamente a 70 miliardi mensili (dagli attuali 60).

Quanto durerà ancora? Secondo le aspettative più diffuse dagli analisti, anche la durata del piano potrebbe cambiare: da marzo 2017 si dovrebbe arrivare fino ad almeno luglio 2017. C’è inoltre chi ipotizza una tipologia di acquisti differente, ampliandoli anche a bond regionali, così da superare il problema dalla carenza di titoli di stato tedeschi. Recentemente si è molto discusso su quali asset la Bce possa comprare. E la tipologia degli acquisti è sicuramente uno dei punti che saranno più discussi all’interno del consiglio. Su questo punto, però, le mani di Draghi sembrerebbero abbastanza legate sull’acquisto di titoli di Stato. Oltre all’opposizione dei banchieri centrali dell’Europa Core, che non avrebbero alcuna intenzione di ampliare ulteriormente gli acquisti, Draghi deve affrontare anche il problema della illiquidità di alcuni mercati. Il mercato dei corporate bonds europeo è infatti molto piccolo e illiquido e non sarebbe saggio far comprare strumenti poco negoziabili all’Eurotower.

Come agirà la Bce sui tassi? L’altro margine di manovra della politica monetaria riguarderà i tassi di interesse. Il mercato sta scontando un ulteriore taglio del tasso sui depositi compreso tra i 10 e i 20 punti base, ovvero portare il tasso applicato ai depositi lasciati dalle banche europee nelle casse di Francoforte ulteriormente in territorio negativo (da -0,30% a -0,40%/-0,50%). Una delle principali sorprese su questo fronte potrebbe essere quella di introdurre un multi-tier system sui tassi sui depositi. Il sistema funziona con diversi tassi per i depositi che le banche lasciano nelle casse della Bce. Fino a una certa soglia verrà applicato un tasso (solitamente vicino allo zero), mentre i depositi in eccesso oltre tale soglia avrebbero un tasso molto negativo. Non sarebbe una novità a livello europeo visto che è un sistema già adottato dalla Swiss National Bank e dalla Danmarks Nationalbank (adottato di recente anche in Giappone con un sistema con 3 diversi tassi).

Per Andrew Bosomworth, responsabile di Pimco a Monaco di Baviera, “la Bce è prossima a finire il proprio margine di manovra sui tassi”, per questo “sarà molto cauta nell’abbassare quello sui depositi sotto lo 0,50%: tassi fortemente negativi potrebbero finire con l’avere più costi che benefici, soprattutto per le banche della periferia dell’Eurozona”. Bosomworth ricorda come i tassi negativi in Svezia e Svizzera (rispettivamente a -0,50% e -0,75%) in realtà si sono trasformati “paradossalmente” in tassi più alti sui mutui e sui prestiti dal momento che gli istituti hanno cercato di recuperare redditività su questo fronte, non potendolo fare altrove.

Un ultimo punto focale è quello della liquidità: a giugno si terrà l’ultima asta del programma ‘mirato’ TLTRO e la Bce potrebbe pertanto annunciare un piano sostitutivo, magari con condizioni meno rigide vista la limitata richiesta nelle ultime aste.

E se tutto ciò non bastasse? Secondo alcuni osservatori sarebbe arrivato il momento di pensare a qualcosa di nuovo, fuori dagli schemi. Risposte di politica monetaria simili a quelle già date in passato, infatti, potrebbero non produrre nel medio periodo risultati significativamente diversi da quelli osservati finora, con crescita e inflazione basse, in un contesto di espansione economica globale debole.

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