Renzi: “Se vince il No, l’Italia diventa il paradiso degli inciuci”

Referendum

Il premier in un’intervista sull’Eco di Bergamo: “Se lo vinciamo, l’Italia diventerà un Paese più semplice e più stabile. Se lo perdiamo, vado a casa”

“Basta un Sì per rendere la politica una cosa seria, per dare all’Italia messaggio di speranza. E chi ama la politica sa che questa occasione non ripassa”. Così Matteo Renzi ha aperto da Bergamo la campagna per il Sì al referendum. Qualche fischio ha accolto, entrando nel Teatro sociale di Bergamo, il premier che ha risposto: “Se qualcuno fuori da qui o infiltrandosi qui pensa che ci toglierà il buonumore di questa campagna referendaria ha totalmente sbagliato destinatario. Faremo una campagna con il sorriso. Faranno provocazioni e scontri ma noi risponderemo con il sorriso e l’entusiasmo”.

Sulla campagna per il referendum il premier sta puntando tantissimo come ha ribadito anche in un’intervista all’Eco di Bergamo: con il Sì alle riforme “l’Italia diventerà un Paese più semplice e più stabile. Se lo perdiamo, vado a casa. Per serietà. Non resto aggrappato alla poltrona. Questa è personalizzazione? No. Questa è serietà”. E anche dal palco bergamasco, il premier è tornato su questo punto: “Se perdo vado a casa, lo confermo. E non lo dico a cuor leggero, perché so che è un impegno significativo, che i politici di solito non prendono in Italia”.

“Non ho vinto concorso per fare il presidente del Consiglio – ha aggiunto Renzi -, ma mi ha chiamato un galantuomo di nome Giorgio Napolitano appena rieletto, suo malgrado. A lui ho detto che avrei fatto la riforma del Senato. E quando sono andato a chiedere la fiducia, proprio ai senatori ho detto che avrebbero votato la fiducia per l’ultima volta. Ora se gli italiani decidono di tenersi questo sistema com’è, è giusto che lo faccia senza di me. Se non riesco ad avere risultato, se l’Italia vuole il vecchio sistema, allora io non sono adatto”.

“Nel caso in cui al referendum sulla riforma costituzionale di ottobre vincesse il No l’Italia diventerebbe il paradiso degli inciuci e degli inciucisti”, ha detto ancora il presidente del Consiglio Matteo Renzi. “Non stiamo raccontando che la riforma possa essere condivisibile al cento per cento, ma punta a dare all’Italia istituzioni veloci e semplici, a dire basta agli inciuci e al Parlamento più costoso d’Europa, a dire no alle Regioni che mettono il naso ovunque”.

Una riforma che, ha ricordato il premier, prevede una serie di semplificazioni dalla riduzione del “numero dei politici. Con questa riforma si eliminano 315 stipendi e si rende più semplice il Paese” a quella dei decreti legge: “Oggi facciamo troppi decreti legge – ha commentato -, ma nelle riforme è c’è un principio dell’approvazione delle leggi a data certa. Così non c’è bisogno di ricorrere alla decretazione d’urgenza”.

Per tutti questi motivi, “la riforma la voteranno tantissimi elettori del Movimento 5 stelle e della Lega – ha detto il premier – È comprensibile che i dirigenti della Lega e del M5S dicano di no perché hanno una fifa matta di perdere le poltrone, di vedere finita la loro carriera. Perché parlano contro il sistema, di Roma ladrona, ma come ci stanno bene a Roma quei dirigenti. Alla gente e ai cittadini che votano 5 stelle e Lega dobbiamo spiegare che i loro dirigenti stanno difendendo le loro poltrone perché hanno paura di perderle”.

Renzi si è soffermato anche sulla questione dell’immunità parlamentare: “Abbiamo deciso di tenerla per rispettare un principio democratico di presidio dell’attività parlamentare, della funzione legislativa. L’arresto sarà comunque sempre possibile – ha aggiunto il presidente del Consiglio – io ho firmato per l’arresto di un esponente del mio partito, Genovese. Diverso, invece, è usare l’immunità per insultare gli altri Di Maio, Di Battista, Catalfo e Sibilia che hanno detto che “noi facciamo cose illegali e li abbiamo denunciati. Sto ancora spettando che rinuncino all’immunità e all’insindacabilità, come facciamo noi”.

Prima di intervenire al Teatro sociale di Bergamo, il premier è ha visitato la sede di Stezzano della Brembo, accolto dal presidente Alberto Bombassei e dalle autorità locali, tra cui il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori. Prima di entrare nell’azienda ha voluto stringere le mani ad alcuni lavoratori, che lo attendevano davanti all’ingresso. Poi ha iniziato la visita all’interno dello stabilimento. “Il nostro Paese – ha detto il premier – è stato per troppo tempo fermo: non la parte produttiva, come la Brembo che ha investito, ma nel modello di gestione istituzionale e della cosa pubblica, dove non si è accelerato. È il dovere del presidente di una delle potenze industriali, perché continuiamo a esserlo anche se talvolta a nostra insaputa, rendere omaggio a realtà come questa che ci rendono orgogliosi nel mondo. È un fatto etico e politico”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, annunciando anche una data “da segnare in agenda: il 31 agosto portiamo la Merkel a Maranello. Facciamo il bilaterale Italia-Germania“.

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