Barcellona, Madrid, Bruxelles: tre “capitali” deboli

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epa04953490 Pro-sovereignty bloc Junts pel Si (Together for the Yes) leaders Raul Romeva (2-L), Artur Mas (C) and Oriol Junqueras (R) celebrate the results of the elections in Barcelona, Catalonia, Spain, 27 September 2015. A coalition of separatists who promised independence for the Spanish region of Catalonia emerged as the likely victors in parliamentary elections, preliminary results showed.  EPA/ALBERTO ESTEVEZ

La tensione in Spagna sale oltre i livelli di guardia. La situazione rischia di complicarsi ancora di più a causa della debolezza di tutti le istituzioni in campo

Sale oltre i livelli di guardia la tensione tra Madrid e Barcellona. La mozione con la quale il Parlament catalano lunedì scorso ha dichiarato aperto il processo di indipendenza con orizzonte al 2017 ha provocato l’immediata, dura risposta del governo centrale. Su ricorso del premier spagnolo Mariano Rajoy, in poche ore, la corte costituzionale ha decretato la sospensione della mozione di indipendenza, avvertendo il President Artur Mas, che ha questo punto rischia non solo la destituzione ma anche l’incriminazione.

La Corte, che ha sempre bocciato le spinte indipendentiste, ha ora cinque mesi per pronunciarsi sul merito. Intanto ha avvertito 21 dirigenti della Catalogna (lo stesso Mas, il presidente del Parlament Carme Forcadell, tutti i ministri della Generalitat) che potranno essere sospesi e incriminati per ‘disobbedienza’ se non si fermeranno. La stampa di Madrid non esclude perfino possibili incriminazioni per ‘sedizione’ e ‘ribellione’, con condanne fino a 25 anni. I catalani, dal canto loro, non arretrano di un centimetro: “Obbediamo e obbediremo al parlamento sovrano catalano” ha replicato la portavoce della Generalitat Neus Monte.

Ma cosa nascondono queste improvvise prove di forza di Barcellona e Madrid? Probabilmente una gran debolezza, sia degli uni che degli altri, cui va sommata l’ennesima prova di inconsistenza della terza istituzione sovranazionale che dovrebbe essere coinvolta in questa vicenda: l’Unione Europea. Tre debolezze che rischiano di complicare ancor di più una situazione già intricata.

Barcellona La situazione politica del Parlament è tutt’altro che definita. L’attuale primo ministro Artur Mas non ha tecnicamente i voti per essere rieletto, a causa delle divisioni nel fronte separatista. Gli anti-capitalisti di Cup hanno fatto capire in ogni modo che non lo voteranno, anche a causa delle numero accuse di corruzione che pendono sulla sua figura. L’accelerazione di Mas verso il processo indipendentista rischia non solo di rivelarsi controproducente e dannoso, ma anche inutile. C’è inoltre da sottolineare che la maggioranza parlamentare degli indipendentisti non corrisponde ad una maggioranza degli elettori che potrebbero non apprezzare la prove di forza e le provocazioni di uno schieramento politico già compromesso.

Madrid Il governo Rajoy è molto debole, ai minimi storici a livello di consenso e indici di gradimento. E’ chiaro l’intento di cavalcare la crisi catalana per rafforzare la sua posizione in chiave anti-indipendentista in vista delle elezioni del 20 dicembre. A minacciare la vittoria del Partito Popolare c’è infatti l’ombra di Podemos e di Pablo Iglesias. Il tema è questo: fino a che punto è disponibile a spingersi il governo centrale per tarpare le ali dei separatisti? “Non credo che Madrid mandi l’esercito a Barcellona”, ha detto Iglesias. Ma il problema sta proprio qui: soluzioni politiche al momento non se ne vedono e la durezza con la quale Rajoy ha risposto alla mossa dei catalani lo mette in una posizione ormai difficile da ritrattare.

Bruxelles Ciò che sta succedendo in Spagna non può non riguardare l’Unione Europea. Per ora Bruxelles si è limitata a far filtrare alcune velata minacce su un’uscita dall’euro e dall’Unione di Barcellona in caso di conferma del processo di indipendenza. Ma anche in questo caso, come per esempio già successo con la Scozia, gli avvertimenti sembrano privi di consistenza. Se le pulsioni separatiste sono cresciute in questi ultimi anni è anche per la debolezza di Bruxelles e dell’euro. E per la mancanza di una vera autorità sovranazionale che vigili sulle istituzioni democratiche degli stati membri.

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