Barca spiega perché vota Sì: “Indebolire Renzi mina l’argine alla sfiducia”

Referendum
Foto Roberto Monaldo / LaPresse07-04-2013 RomaPoliticaRai Tre - Trasmissione tv "In Mezz'Ora"Nella foto Fabrizio BarcaPhoto Roberto Monaldo / LaPresse07-04-2013 Rome (Italy)Tv program In Mezz'Ora"In the photo Fabrizio Barca

Importantissimo approvare proposta Chiti-Fornaro per l’elezione dei senatori

Dopo una complessa e motivata riflessione, Fabrizio Barca annuncia il suo Sì al referendum del 4 dicembre: nel suo blog per Huffington Post, l’ex ministro analizza pro e contro della riforma e sintetizza così le sue conclusioni: “Un testo costituzionale vale l’altro: sono indifferente. Questo è l’esito della valutazione che ho fatto e rifatto degli effetti di lungo periodo della riforma. E dunque dovrei astenermi. Ma l’esito del voto è carico di conseguenze politiche immediate. Negative, in entrambe i casi. Particolarmente negative nel caso di vittoria del NO. ‘Abbattere’ o indebolire Renzi vuol dire minare l’argine contro la sfiducia nelle pubbliche istituzioni, creare un vuoto che non sarà certo la ‘sinistra’ a colmare, bensì l’autoritarismo che promette barriere, protezione, sicurezza, identità. E dunque, visto che alla riforma sono indifferente, voterò SI, per sostenere quell’argine. Se poi Renzi, in queste ultime ore, si impegnasse in prima persona a correggere il limite più serio della riforma (discutere e approvare il disegno di legge Fornaro-Chiti) e ad usarla per uno scatto strategico, in Italia e in Europa, nella sua azione di governo, uno scatto ispirato all’attuazione della prima parte della stessa Costituzione … se Renzi, insomma, facesse ‘a mossa, allora il mio SI non sarebbe pieno di rabbia, come è ora. Molti altri SI potrebbero arrivare. E soprattutto il paese avrebbe un’agenda per la mattina del 5 dicembre”.

Una motivazione, dunque, molto “politica”, quella di Barca. Perché nel merito, in sostanza, le innovazione della riforma non gli paiono decisive: il confronto fra una Costituzione e l’altra continua a suggerire indifferenza quanto ai presumibili effetti di lungo periodo”.

 

Per l’ex ministro, ci vorrebbe “una mossa” da parte del premier “per uscire dall’angolo. Noi e lui. Prima di tutto, l’impegno in prima persona a ridare a noi cittadini il potere di scegliere i Senatori, e magari anche i Deputati, uno per uno. E poi l’annuncio che il terreno di prova della nuova Costituzione sarà l’attuazione del principio più alto e più urgente della stessa Costituzione: quell’articolo 3 che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

E prosegue nel suo auspicio: “Pare di sentire Renzi che annuncia, con lo spirito delle sue grandi occasioni: “… un radicale intervento di politica sociale … una misura secca che favorisca la riduzione dell’orario di lavoro … azioni che rimuovano gli ostacoli al decollo dimensionale delle piccole imprese e promuovano il trasferimento proprietario … una drastica staffetta generazionale nella PA statale e l’autonomia finanziaria per i pubblici dirigenti … un investimento straordinario su scuola e salute che favorisca il loro adattamento alle specifiche esigenze dei territori … E si immagina il gran finale di questa mossa: … una battaglia senza tregua in Europa per introdurre, con chi ci sta, un Fondo europeo per la disoccupazione – si, quello proposto già con Padoan – uno per il governo dei flussi migratori e uno per l’istruzione: li finanzieranno i cittadini trasformando un x% di imposte nazionali in un imposta europea (a parità di pressione fiscale complessiva), li gestirà un Ministro dell’Economia e dello Sviluppo europeo, li controllerà un piccolo ma forte Parlamento estratto dall’attuale Parlamento Europeo … “.

Alla fine, Barca non ha più dubbi: Sì.

 

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