Banche: Renzi rilancia, la mozione di sfiducia non fa paura al governo

Governo
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la trasmissione Rai "Porta a Porta" condotta da Bruno Vespa. Roma 15 dicembre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Il premier conferma l’intenzione di promuovere una commissione d’inchiesta: “Nessun favoritismo, chi sbaglia paga”. Il Pd vuole chiudere in fretta la questione

Superare l’ostacolo il prima possibile, andare in aula per una conta dalla quale – calcolatrice alla mano – il governo uscirà rafforzato, rilanciare con il via libera alla commissione d’inchiesta per accertare le responsabilità e, al contempo, avviando i risarcimenti per i risparmiatori truffati. La linea del Pd e dell’esecutivo di fronte all’attacco delle opposizioni sul caso delle banche fallite è chiara.

Lo spiega anche Matteo Renzi, registrando la puntata di Porta a porta che andrà in onda stasera: “Se qualcuno pensa a qualche voto in più speculando sulla morte, sappia che su questo terreno non risponderò. C’è un attacco al governo al quale non risponderò”. A palazzo Chigi è ben chiaro come Maria Elena Boschi sia solo il parafulmine su cui si stanno scagliando le opposizioni. La manovra politica punta più in alto. A dimostrare, cioè, che il governo difende gli interessi dei più forti contro i più deboli. Magari anche con qualche guadagno personale o familiare. Sono il Fatto e il M5S a guidare questa campagna (partita anche da Roberto Saviano), ma il centrodestra trainato da Salvini ha fatto in fretta ad accodarsi. “La Lega Nord – ha scritto stasera il premier nella sua enews -, con la consueta sobrietà istituzionale che la rende garbato punto di riferimento dei moderati italiani, ha accusato il governo di omicidio di Stato. Non siamo più nel campo del confronto, ma dell’odio. Noi non varcheremo quel confine”.

Il Pd ha mostrato qualche difficoltà a spiegare bene la portata del decreto salva-banche, opponendo alla lettura delle opposizioni quella più concreta del numero dei dipendenti e dei risparmiatori salvati dall’intervento del governo. Ora Renzi vuole guardare avanti. Da una parte, si assume le responsabilità di quanto fatto, senza temere ripercussioni: “Non risponderò che è colpa di altri – spiega intervistato da Vespa – io difendo tutte le realtà istituzionali in questo momento, perché si esce insieme da una situazione di tensione. Poi le responsabilità si verificheranno in una commissione d’inchiesta”. E, per essere ancora più chiaro: “Noi siamo quelli che hanno mandato a casa l’intero cda di Banca Etruria. Non c’è stato nessun favoritismo. La legge vale per tutti. Tu puoi essere il padre o il figlio di chi vuoi, ma è finita quell’era. Chi sbaglia paga“.

Dall’altra, il premier non ha intenzione di fermare gli interventi sul sistema bancario italiano, che – per quanto solido – mostra ancora i propri deficit: “Ci sono troppi cda – afferma Renzi – troppi direttori generali e troppi consulenti. Le banche vanno accorpate e lo faremo a partire dalle banche di credito cooperativo. È arrivato il momento di dire che ci sono stati troppi che hanno giocato a fare i piccoli banchieri. Io vorrei che ci fosse un gruppo bancario delle Bcc“. Il modello che cita è quello francese del Credit Agricole.

Sul piano politico-parlamentare, la mozione di sfiducia su Boschi presentata dal M5S alla Camera e al Senato e dal trio Lega-FI-FdI contro l’intero governo non spaventano la maggioranza. I numeri sono solidi e anche il fronte delle opposizioni mostra qualche cedimento sulle linea seguita: Raffaele Fitto, ad esempio, ha contestato la decisione degli ex compagni forzisti, che dimostrano ancora una volta di andare a traino della Lega. Per questo, il Pd non si metterà di traverso sulla calendarizzazione della discussione in aula. La conferenza dei capigruppo non è stata ancora convocata: potrebbe riunirsi giovedì pomeriggio, se la Camera chiuderà per allora l’esame della legge di stabilità (in caso di voto di fiducia). A quel punto, la mozione contro il ministro Boschi potrebbe essere discussa addirittura nel weekend o, più probabilmente, tra lunedì e martedì della prossima settimana.

Al Senato, invece, difficilmente se ne potrà parlare prima di gennaio. La precedenza, infatti, deve essere data naturalmente alla legge di stabilità e – come ha spiegato il sottosegretario Pizzetti in conferenza dei capigruppo a palazzo Madama – non è possibile un esame immediato in questi giorni perché, essendo stata depositata prima la mozione del M5S alla Camera, bisogna rispettare l’ordine di presentazione.

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