Banche, dopo il padre della Boschi ora Libero tira fuori il nonno di Franceschini

Finanza
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Intanto il Pd chiede una commissione d’inchiesta, Monti presidente?

La prima notizia è di cronaca: doverosamente, la Procura indaga su Banca Etruria e la Guardia di Finanza perquisisce la sede di Civitavecchia, nell’ambito dell’inchiesta sul suicidio del pensionato Luigino D’Angelo, avvenuto lo scorso 28 novembre. Un’indagine per istigazione al suicidio che, secondo quanto sta emergendo, si allargherebbe anche all’ipotesi di truffa.

La seconda notizia è politica: il Parlamento avvierà un’inchiesta sul problema complessivo della trasparenza del sistema bancario. Il Pd ha deciso – lo aveva già fatto Sel, e altre forze sono d’accordo – di presentare una proposta di legge per l’istituzione di una commissione bicamerale d’inchiesta (dunque munita dei poteri dell’autorità giudiziaria, uno strumento più forte di una semplice commissione d’indagine). Al centro della commissione non vi sarà solo la questione della crisi delle quattro banche che il decreto del governo ha salvato dal fallimento e dello scandalo delle obbligazioni rifilate ai risparmiatori senza la dovuta chiarezza, ma anche il problema generale dei controlli e della trasparenza.

Il problema riguarda i tempi della approvazione della legge e poi della concreta formazione della commissione. E’ ancora troppo presto per i nomi dei componenti e del presidente, ma in ambienti parlamentari c’è chi ipotizza il nome di Mario Monti.

La terza notizia riporta a quella che in altra fase si chiamava la macchina del fango, e cioè la campagna giornalistica contro il governo. Oggi Libero accusa il ministro della cultura Dario Franceschini di avere interessi personali nella Cassa di risparmio di Ferrara, una delle banche salvate, anche perché possessore di un piccolo pacchetto di azioni dell’istituto.

Ma secondo Libero c’entrano anche il padre (scomparso) e addirittura il nonno del ministro che in passato ebbero cariche presso l’istituto di credito. Il giornale di Belpietro scrive anche che “l’attuale ministro del governo Renzi fu socio – designato del comune di Ferrara della Fondazione bancaria che possedeva il Carife fra il 1992 e il 2001″.

Accuse a cui il ministro ha replicato puntigliosamente: “Mio nonno, nel 1928, da avvocato, è stato liquidatore della Banca di piccolo credito che, appunto perché liquidata qualche annetto fa, nulla centra con la Banca di risparmio se non per il fatto di essere stata una banca della stessa città. Mio padre – aggiunge – è stato consigliere della Cassa di risparmio di Ferrara per alcuni anni, cessando dalla carica circa 30 anni fa, e presto fornirò a Bechis anche l’anno esatto, che Wikipedia non riporta. Infine io ho effettivamente azioni della Carife. Poche, più esattamente 300, come risulta dalla mia dichiarazione patrimoniale, pubblica ai sensi di legge. E quelle azioni, come purtroppo quelle di una gran parte dei ferraresi che erano azionisti di Carife, oggi non valgono più nulla“.

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