Il bluff della Raggi: ecco perché il ballottaggio non è stato un referendum

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Rome's Mayor Virginia Raggi during a press conference in Rome, 21 September 2016. Virginia Raggi said no to Rome's 2024 Olympic bid, sinking it. She said it would have been "irresponsible" to back the bid and said she was opposed to an "Olympics of property speculators" .ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Al primo turno meno del 20% dei romani hanno votato per Virginia Raggi, mentre al ballottaggio i suoi consensi sono saliti a poco meno del 33%

Dal momento in cui Virginia Raggi ha annunciato il suo no alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024 è in corso un dibattito che potrebbe durare ancora a lungo. Quando gli hanno ricordato la sua promessa di indire una consultazione per conoscere l’opinione dei cittadini, la sindaca di Roma ha affermato che il referendum c’è già stato e che, precisamente, si è svolto il giorno del ballottaggio.

Facciamo finta che lei non abbia promesso una consultazione a pochi giorni dal ballottaggio. Nessuno può veramente pensare che i cittadini di una grande città come Roma, piena di problemi, scelgano il sindaco solo sulla decisione di candidare o no la città ad ospitare l’evento olimpico.

Però lasciamo parlare i numeri: al primo turno Virginia Raggi ha conquistato 461.190 su 2.363.444, quindi poco meno del 20% degli aventi diritto, e il 35,26% di coloro che si sono recati alle urne. Oltre a Virginia Raggi l’altro candidato che si è dichiarato contrario alle Olimpiadi è stato Stefano Fassina, che ha ottenuto 58.498, pari al 4,47% dei votanti. Tutti gli altri candidati – Roberto Giachetti, Giorgia Meloni e Alfio Marchini – avevano espresso il loro favore alle Olimpiadi. I 3 insieme hanno ottenuto 739.424 voti che sono molti di più dei 519.688 ottenuti dal duo Raggi-Fassina.

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Dunque l’affermazione che i cittadini romani sono contrari alle Olimpiadi 2024 non è corretta visti i numeri, anche considerando i numeri del ballottaggio dove 770.564 romani, quasi un terzo degli aventi diritto, hanno votato per Virginia Raggi.

Ora che la sindaca di Roma abbia il diritto, e il dovere, di decidere su questioni importanti, e le Olimpiadi lo sono, è fuori di ogni dubbio, ma quello che non dovrebbe fare è mentire ai cittadini. La scelta di non candidare Roma è una scelta politica, questa è la verità. E’ stata fatta dalla sindaca della Capitale, forse dietro suggerimento di qualcuno, e lei se ne prenderà i meriti o le responsabilità, senza però accampare la scusa di un referendum che non c’è mai stato.

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