Bad bank, tutto quello che c’è da sapere sulla mossa del governo

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Il nuovo strumento sarà in grado di rendere più solide le nostre banche dando allo stesso tempo sicurezza ai risparmiatori

Il governo presenta alla Commissione europea un nuovo piano per mettere in campo uno strumento che spazzerà via le incertezze sul nostro sistema bancario, la bad bank. Prima di parlare delle sue caratteristiche, però, è bene fare una premessa per comprendere meglio quali sono i termini dell’accordo.

Parlare di instabilità del nostro sistema finanziario è sicuramente eccessivo, anzi è fuorviante. Significherebbe comunicare un messaggio inesatto ai risparmiatori italiani, in controtendenza con tutte le rassicurazioni sulla tenuta del nostro sistema bancario che arrivano anche da molti osservatori internazionali.

Tuttavia un’anomalia che grava sui nostri istituti di credito c’è ed è un elemento che da qualche tempo sta rallentando la ripresa in corso. Stiamo parlando delle cosiddette sofferenze bancarie, quei prestiti che molte famiglie e imprese non riescono più a restituire alle banche e che gravano pesantemente sui bilanci di molti istituti di credito. Frenano la ripresa, dicevamo, perché riducono l’erogazione del credito e generano incertezza sui mercati, soprattutto a pochi giorni dai dissesti dei quattro istituti dell’Italia centrale coinvolti nel decreto salva-banche.

La strada scelta dal governo

Una delle vie per risanare quei bilanci, gravosi sul sistema Paese, è la costituzione della bad bank, una sorta di società in grado di acquistare i prestiti deteriorati rimuovendoli dai bilanci delle banche. È proprio questa la strada percorsa dal governo, che da mesi si sta confrontando con Bruxelles.

La Bad Bank, secondo il Tesoro, favorirà l’alleggerimento di quel fardello che, stando agli ultimi dati diffusi da Bankitalia, pesa per oltre 200 miliardi sui nostri istituti. Crediti deteriorati (più specificamente “sofferenze”), che secondo via Nazionale rappresentano più del 16 percento di tutti i prestiti erogati, una media ben più alta rispetto agli altri partner europei. D’altra parte, a differenza di altri, l’Italia non ha mai messo mano nelle casse dello stato in maniera strutturale per risanare i bilanci delle banche in difficoltà.

Sarà uno strumento, secondo il Tesoro, in grado di rendere più solide le nostre banche dando allo stesso tempo sicurezza ai risparmiatori evitando i cosiddetti “bank run” (il rischio di assalti agli sportelli da parte dei correntisti), ma soprattutto faciliterà l’erogazione di nuovo credito.

Il negoziato con l’Ue

Ora, dopo mesi di trattative tra Roma e Bruxelles, sembra si sia arrivati a un punto d’arrivo. Il governo ha presentato una sua nuova proposta dopo che il dialogo con Bruxelles su questo tema si era arenato da qualche settimana. Se non arriverà nessun veto dalla Commissione europea e se si limeranno alcuni dettagli, entro un paio di settimane potrebbe essere varato un provvedimento legislativo per la costituzione di questo nuovo veicolo.

“Si tratta di mettere in piedi un meccanismo che faciliti gli scambi”, ha spiegato Padoan. Perché un mercato per questi crediti esiste, ma “come ogni mercato di qualcosa di nuovo gli serve un avvio, bisogna varare una nave che poi procede per conto suo, e con l’economia che migliora sarà più facile”.

L’accordo

I due principali nodi su cui si giocherà la partita sono il prezzo a cui saranno scambiati gli asset dei crediti deteriorati e l’eventuale intervento dello stato. Il ministro Padoan ha spiegato che “il meccanismo della garanzia pubblica potrà essere parte della proposta”. Ed è proprio su questo punto che andrà trovato un equilibrio con l’Ue, perché ogni intervento statale deve evitare la categoria ‘aiuti di Stato’. Sull’utilizzo di risorse pubbliche va comunque sottolineato che queste possono essere utilizzate nel rispetto delle regole europee, l’importante è non creare un’alterazione della concorrenza tra gli istituti di credito, cosa che accadrebbe se – ad esempio – si scegliesse un prezzo troppo basso a cui vendere i crediti deteriorati, tale da creare uno svantaggio competitivo per tutti gli altri istituti. Per questo il governo italiano dovrà trovare un prezzo che da una parte non danneggi troppo i bilanci delle banche, mentre dall’altra renda attraente la montagna di sofferenze fornendo allo stesso tempo garanzie per chi li comprerà. Sarà proprio questo intreccio tra prezzo e garanzia dello Stato il punto delicato e complicato su cui Bruxelles e Roma dovranno trovare una quadra.

Secondo alcune indiscrezioni, inoltre, nella nuova proposta del Tesoro potrebbe addirittura non esserci più la costituzione di un’unica bad bank di sistema in cui versare tutti le sofferenze, ma una creazione di più bad bank private. Il vantaggio potrebbe essere quello di evitare il rischio di contabilizzare le garanzie fornite dallo Stato come debito pubblico.

La proposta italiana è ora al vaglio dell’antitrust europeo (organo della Commissione Ue) che dovrà  valutare eventuali rischi per la concorrenza tra le banche: se ci sarà un accordo generale sul meccanismo e sul prezzo, in tempi brevi l’Italia si doterà finalmente di un nuovo strumento in grado di dare ulteriore spinta al sistema paese.

 

 

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