Aylan, Sajida e gli altri settecento bimbi presi dal mare

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Dodici piccoli annegati in poche ore. Le tragedie sulla rotta dei migranti fanno del Mediterraneo un cimitero. Nel 2015 raddoppiati i morti: 3200

L’ultima di cui abbiamo conosciuto il nome è stata Sajida. Pantaloncini viola, scarpette nere, un lenzuolo tenuto fermo da quattro pietre perché non volasse via, scoprendo tutto il dolore del mondo raggrumato nel corpicino di una bambina di cinque anni, annegata mentre tentava di raggiungere le coste greche e riportata dal mare sulla spiaggia turca di Pirlanta. Con il passare dei giorni, l’inverno che si avvicina conta sempre nuovi naufragi. La Grecia, che pure sembra così vicina da poterla toccare quando la si guarda dalle coste della Turchia, diventa un miraggio quando ci si mette per mare con gommoni che faticano a reggere il peso del loro carico umano. Dodici bambini sono morti durante la traversata verso l’Europa in appena 48 ore, uno aveva solo sei mesi. Per loro la misericordia implorata da papa Francesco è stata un lenzuolo tenuto fermo da quattro pietre. O una madre altrui che ha cullato tra le braccia un fagotto bagnato e senza vita perché fosse un po’ meno solo, come succede a Lesbo, a Kios, a Kos, dove spesso le mareggiate si lasciano dietro bimbi annegati

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