Avventure in 3D per l’irresistibile banda dei Peanuts

Trailer
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Il film di Steve Martino verrà proiettato in anteprima mondiale a Lucca Comics il primo novembre, 65 anni dopo la prima striscia di Charles M. Schulz

Comunque vada sarà un successo. Parliamo di Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts che arriva nelle sale italiane il prossimo 5 novembre (un giorno prima dell’uscita negli Usa) con anteprima nazionale a Lucca Comics & Games, il pomeriggio del 1 novembre (Cinema Astra, ore 15.30), passate poche ore dalla grande notte di Hallowen. Sì, proprio quella del Grande Cocomero, uno dei tormentoni delle celebri strisce create da Charles Monroe Schulz (apparse per la prima volta il 2 ottobre 1950 e in Italia, continuativamente, sulla rivista Linus dal 1965)); che poi, in originale era in realtà The Great Pumpkin, ovvero la Grande Zucca, alla quale sono ispirate le maschere simbolo della festa americana ormai dilagata anche da noi. E che fornì, indirettamente, il titolo a Il Grande Cocomero, film di Francesca Archibugi del 1993.

Sarà un successo – dicevamo – perché il film, con al centro l’interminabile sfida di Snoopy al Barone Rosso e l’altrettanto interminabile innamoramento di Charlie Brown per la misteriosa ragazzina dai capelli rossi, dalle anticipazioni viste e dai trailer che girano in rete, sembra assai godibile. E perché, fin dall’annuncio, dell’imminente uscita nelle sale ha fatto rialzare la febbre mondiale – in questi ultimi anni un po’ calata – per i Peanuts. Con l’annuncio di una nutrita serie d’iniziative editoriali e di merchandising: dalla rivista Snoopy Magazine, dedicata ai più piccoli (edita da Panini) alla raccolta di Dvd con i cortometraggi animati basati sui personaggi di Schulz (distribuita da Koch Media), fino alla prevedibile ed ennesima invasione di pupazzi, zainetti, felpe e gadget di ogni tipo.Comunque vada – dicevamo – perché il cartoon in 3D diretto da Steve Martino (una delle colonne degli studi Blue Sky per i quali ha firmato L’era glaciale 4, Ortone e il mondo dei Chi) corre almeno due rischi. Il primo è che, per conquistare il maggior pubblico possibile, il cartoon si riveli troppo «bambinizzato», mettendo in sordina le riflessioni adulte, tipiche di Charlie Brown, Linus, Lucy e compagni, ma poco adatte ad essere recepite dai più piccoli.

Fu Schulz stesso, infatti, in una sua lettera del 1977, a precisare di «non aver mai disegnato i Peanuts per i bambini» e di aver messo loro in bocca dialoghi che vanno oltre la comprensione da parte dei ragazzini. Il secondo rischio è che la levigatezza gommosa dell’animazione 3D al computer tradisca troppo il tratto caratteristico e inimitabile di Charles M. Schulz. A questo proposito, ancora l’autore, dichiarò: «Ora la mia mano trema un po’… copiano i miei lavori e copiano anche questa linea tremolante della quale dicono: “Ah questa è carina, come fai a farla?”, ma io non lo faccio apposta. È la mia mano che trema». Gli tremava, la mano, anche quando chi scrive lo intervistò a Roma, in occasione di una mostra dedicata a «Il mondo di Snoopy». Con quel suo tratto incerto (aggravato dal procedere degli anni) disegnò uno Snoopy che dedicò espressamente ai lettori dell’Unità, disegno che pubblicammo in prima pagina su questo giornale il 17 ottobre del 1992 (e che ripubblichiamo oggi).Dunque staremo a vedere se Snoopy & Friends, al di là della fedeltà all’originale – impresa praticamente impossibile quando si passa da un linguaggio all’altro – sarà capace di restituirci almeno in parte la grande poesia dei Peanuts, quelle «noccioline» il cui nome fu imposto a Schulz dalla United Feature Syndicate (l’agenzia che ne deteneva i diritti) e che l’autore non ha mai amato: «Lo trovo orribile – ci disse nell’intervista – sciocco e stupido e non ha nulla a che fare con i miei personaggi e il mio mondo». Figlio di un barbiere tedesco e di una casalinga norvegese, Schulz (1922-2000), combatté per l’esercito americano in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, fu pastore laico di una Chiesa protestante e cominciò la sua carriera nel 1947. Fu alieno agli intellettualismi e alle definizioni: «Non penso di essere un intellettuale – rispose nell’intervista all’Unità – non ho nemmeno fatto l’università … e lasciamo stare la poesia». Fu modesto e molto americano, capace di rendere comprensibile a tutti quel che non è banale, persino un po’ impolitico o diplomatico, come quando gli chiedemmo se Charlie Brown – allora – avrebbe votato per Bush o Clinton. Ecco che cosa ci rispose: «Per Abramo Lincoln».

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