Orfini: “Meccanismi quasi eversivi”. Oggi se ne discute in Senato

Consip
Il presidente del Senato Pietro Grasso durante il seguito della discussione agli emendamenti del disegno di legge per la riforma della Costituzione al Senato, Roma, 2 ottobre 2015.       ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Attesa per il dibattito sul Cda della Centrale acquisti della PA

“La vicenda Consip? C’è un’indagine in corso che sta rivelando sorprese, con meccanismi quasi eversivi, con pezzi di apparati dello Stato che falsificano le prove per cercare di fare arrestare il padre dell’ex premier, una roba abbastanza enorme di cui si parla poco”, così il presidente del Pd Matteo Orfini, alla vigilia della seduta in Senato sulle mozioni che riguardano i vertici Consip.

Oggi si prevede battaglia, con possibili votazioni che potrebbero mettere in difficoltà la maggioranza di governo.

Se il Cda della società pubblica è di fatto decaduto non lo sono le mozioni che chiedono l’azzeramento delle posizioni apicali della centrale di acquisti della Pubblica Amministrazione.

Sette mozioni che per il settanta per cento chiedono quello che si è già verificato in queste ore: il presidente di Consip Luigi Ferrara dopo essere stato prima ascoltato e di seguito iscritto dalla Procura di Roma nel registro degli indagati (gli inquirenti non sarebbero convinti della sua versione dei fatti nel filone dell’indagine che riguarda la fuga di notizie sull’inchiesta) si è dimesso e così ha fatto la consigliera del Tesoro Marialaura Ferrigno. Il Cda è di fatto azzerato. In piedi resta solo l’ad Luigi Marroni, insieme alle mozioni in Senato.

La cosa si spiega così: Marroni è formalmente dimissionario poiché il Cda è decaduto, ma c’è una differenza (che vale anche molti soldi)  tra dimettersi volontariamente e licenziarsi. Quindi, riferiscono i maligni che pure sottolineano il buon lavoro di Marroni: perché non farsi mandare a casa dalla politica? Dal canto suo il Senato, dove da sempre la maggioranza soffre, ha tutto l’interesse a prendersi la scena con un dibattito caldo come quello su Consip, dove rimbalzerà un nome fra i più vicini a Renzi: quello di Luca Lotti.

Perché rinunciare a un’occasione così ghiotta? Qualche ora di accuse sul caso Consip sembrano un buon modo per picconare il segretario del Pd e dare qualche bordata al governo Gentiloni. Non sembra sufficiente, al momento, che le mozioni non abbiano più motivo di essere. Di ritirarle non se ne parla, anzi. Da Quagliariello, promotore della prima mozione su  Consip, sottoscritta anche dal M5S, a Forza Italia, fino a Mpd e Sinistra Italiana, è un coro unanime che continua a chiedere l’azzeramento di vertici che si sono già dimessi.

Dal canto suo, il Pd riformula la propria mozione e la presenta insieme agli alfaniani di Ap, che ritira la propria, e al gruppo delle Autonomie: non si chiede più l’azzeramento dei vertici ma il rinnovo, in tempi celeri, degli stessi.

“Ribadisco che si sono dimessi per non indebolire il lavoro prezioso di Consip. Quello che ha accelerato la situazione è la legittima mozione del Parlamento. Quindi venendo incontro al segnale politico, ma ribadendo la difesa di Consip è stato deciso da parte del Mef di accelerare il ricambio”, così ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

Ora la palla spetta al presidente del Senato Piero Grasso, assoluto giudice di questa vicenda: “Decide lui, ma mi sembra che rispetto alle mozioni il caso sia risolto, visto che le mozioni chiedevano la sostituzione dei vertici e il Cda è decaduto”, spiega il capogruppo dem a palazzo Madama Luigi Zanda.

E anche se ci sarebbe il buon senso, o anche semplicemente la voglia di non impegnare il Senato in un dibattito che rischia di avere come unico scopo quello di fare il processo a Renzi via Lotti, il presidente Grasso sembra avere una via molto stretta: “O convoca una capigruppo per discutere della attualità delle mozioni alla luce dei nuovi fatti, oppure viene in aula e ci dice che le mozioni sono decadute come il Cda di Consip, anzi, insieme a questo. Ma francamente la vedo dura e noi non abbiamo intenzione di tirarlo per la giacca…”, spiegano fonti parlamentari.

Dunque: salvo sorprese, domani alle 11 inizia la discussione sulle mozioni. Poi il presidente deciderà se la vicenda è chiusa oppure se e quali mozioni mettere ai voti. Il punto è che alcune mozioni chiedono espressamente la testa di Lotti, come quella di Mdp. E i grillini sono tornati all’attacco chiedendo le dimissioni del ministro.

Peccato che il Senato abbia respinto la richiesta di sfiducia contro il ministro dello Sport il 15 marzo scorso. Grasso permetterà che a distanza di soli tre mesi l’aula che presiede si esprima ancora una volta su una domanda che, senza fatti nuovi, risulta sempre la stessa?


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