Austria, i muri premiano l’ultradestra

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epa05276003 Right-wing Austrian Freedom Party (FPOe) presidential candidate Norbert Hofer (C) celebrates at the party headquarters after the Austrian presidential elections in Vienna, Austria, 24 April 2016. Exit polls suggested a lead for right-wing candidate Norbert Hofer. Voters could choose between six candidates. Around 6.4 million Austrians aged over 16 were eligible to vote to elect the ninth head of state of the Austrian Second Republic, founded in 1945.  EPA/FILIP SINGER

Alle presidenziali, il partito anti immigrati di Hofer vola al 36,7% e va al ballottaggio a sorpresa con i Verdi, arrivati al 21%. Puniti socialisti e popolari che hanno governato assieme con scelte anti-migranti

Si rafforza lo spettro di un’Austria blindata anti-migranti: il primo turno delle elezioni presidenziali ha sancito il trionfo dell’estrema destra, e allo stesso tempo la debacle dei grandi partiti tradizionali, i socialisti ed i popolari. Il candidato del partito della Libertà (Fpoe), Norbert Hofer, ha ottenuto il 36,4% delle preferenze, ed al ballottaggio del 22 maggio sfiderà Alexander van der Bellen, del partito dei Verdi, secondo con circa il 20%. Il socialista Rudolf Hundstorfer ed il popolare Andreas Khol sono rimasti inchiodati all’11%: uno shock per la coalizione al potere, che ha guidato il Paese dal 1945.

Per il Fpoe – il partito che fu in passato dal controverso Jorg Haider, morto nel 2008 – si tratta della migliore performance di sempre. “Abbiamo scritto la storia, oggi inizia una nuova era politica”, ha esultato il leader Heinz-Christian Strache. Il suo successo riflette, oltre alla disaffezione verso i partiti tradizionali, le preoccupazioni dell’elettorato per la crisi dei migranti, che bussano sempre più numerosi alle porte del Nord Europa.

Non a caso Hofer, 45enne ingegnere dal volto rassicurante ma che ama andare in giro con la sua pistola, ha minacciato, da presidente, di sfiduciare il governo se non adotterà misure più restrittive sui migranti. Il voto austriaco – salutato con gioia dall’estrema destra di tutta Europa, da Salvini a Le Pen, a Wilders – avrà un pesante riflesso nella Ue, dove l’impalcatura della libera circolazione rischia di crollare sotto il peso dell’ondata migratoria proveniente dall’Africa e dal Medio Oriente. L’Italia, più di altri, sta guardando con attenzione a ciò che avviene al di là del confine, dopo le minacce di Vienna di chiudere il Brennero.

L’attuale governo austriaco, guidato dal socialista Werner Faymann, ha già indurito molto i toni nei confronti dell’immigrazione, opponendosi al paradigma dell’accoglienza illimitata. La priorità, ha spiegato il ministro degli Esteri Sebastian Kurz, è di proteggere i confini esterni dell’Ue. Se invece non si riuscirà a ridurre il numero degli irregolari dalla rotta mediterranea, allora Vienna – ha avvertito – “sarà costretta a introdurre i controlli al Brennero”. In Serbia invece il voto ha premiato il governo. Il Partito del progresso serbo (Sns, conservatore) del premier Aleksandar Vucic ha stravinto le elezioni politiche anticipate di oggi in Serbia con il 52,1%, secondo dati preliminari diffuse dal sito online del quotidiano Blic. I socialisti rimangono il secondo partito con l’11,5%. Il Partito radicale serbo (Srs) dell’ultranazionalista Vojislav Seselj torna alla grande nel parlamento di Belgrado con il 9,9% dei voti.

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